Venerdì, 25 Novembre 2022 10:25

“La musica c’è”: improvvisazione, sorpresa e arte di arrangiarsi

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La musica che gira dentro… continua, da quel “la” iniziale, c’è stato un implemento ulteriore. Il gruppo era alla ricerca di un quarto componente che suonasse il basso, per completare la band, che grazie a “Titty pink”, nome d’arte della vocalist T. P., si è materializzato dopo prove su prove.

Ora sarà possibile riuscire a completare un repertorio con arrangiamenti tipici del blues e di pezzi che richiedono toni di fondo gravi. Grazie a D. C., la line-up degli Stardust diventa più variegata e le prove ormai coinvolgono, letteralmente, tutti i “passanti” dall’area in cui è adibita la sala prove.

In un’occasione, a fare una visita improvvisata agli “artisti di cella”, sono state le ospiti del Reparto femminile attiguo, che su iniziativa delle operatrici interne, hanno pensato di autoinvitarsi. A queste dopo poco si sono aggiunte altre persone che, attirate dalle note, si dimostravano interessate. Insomma sembrava di assistere già ad uno spettacolo. Le prove sono iniziate con la preparazioni di pezzi in scaletta degli anni ‘80 e ‘90. A questi momenti hanno partecipato anche altri compagni, che si sono proposti in jam session improvvisate, con duetti canori di accompagnamento alla vocalist. “Un esperimento” riuscito che potrà essere riproposto in futuro. Improvvisazione e sorpresa gli ingredienti di ogni seduta ritmica, come quando durante una pausa il chitarrista ha improvvisato un blues, seguito a ruota nel ritmo dal batterista, creando un’atmosfera unica ed un’aggregazione magica che solo la musica può creare, generando un crescendo di emozioni e un mix di note e accordi che hanno trasformato l’iniziale sound in un twist. Talmente irresistibile da far ballare le persone presenti.

Naturalmente in una sala prova “inusuale” come può essere quella degli Stardust, anche l’arte di arrangiarsi ha la sua parte. Ogni volta si apportano migliorie, anche per perfezionare la qualità musicale, con piccoli accorgimenti agli strumenti. Alcune curiosità, proprio per la non eccelsa qualità degli strumenti, gli stessi vengono fatti rendere al massimo delle loro potenzialità grazie all’impegno dei componenti, motivati nella ricerca del suono ottimale del proprio strumento. Un esempio: per la cassa delle percussioni, il battente non aveva il suono che doveva… ebbene è bastato creare un riempimento con della stoffa (mascherine covid residuate… almeno hanno ancora uno scopo) poste in un calzino, riuscendo così a creare quel suono assorbente che necessitava alla bisogna. Oppure per creare un effetto swing alla chitarra, sopperendo ai limiti dello strumento a disposizione, è stato alzato il ponte distanziandolo dalla cassa armonica con dei filtrini delle sigarette.

In questo modo le note riescono a creare ancora il magico effetto del sogno e “dell’evasione possibile”, sperando che vi siano altri pronti a raccogliere lo strumento che verrà lasciato da qualche componente un giorno che finirà la propria espiazione della pena.

Redazione

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