Venerdì, 23 Settembre 2022 13:00

Liberiamo le note

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Un’originale testimonianza per un’inusuale iniziativa presso il carcere “Lorusso e Cutugno” di Torino che prende il via dall’amore per la musica di un gruppo di ristretti.

La musica è qualcosa che ha sempre fatto parte della mia vita. In gioventù ho potuto, per un certo periodo, avere quel piacere di suonare con gli amici, ognuno con lo strumento che amava, emulare i gruppi storici, i pezzi che nel tempo alimentavano la frenesia della gioventù. Negli anni poi quando ho potuto mi sono cimentato saltuariamente, perché suonare uno strumento è come nuotare, quando lo hai imparato è difficile dimenticarlo. Oggi l’ho rispolverata.

Qui, sporadicamente, intervengono gruppi musicali invitati dagli operatori, dai volontari, nonché dal Fondo Angelica Musy, che opera nel campo sociale da diversi anni.

In questo contesto, avendo un buon rapporto con un’assistente volontaria che fa parte di un gruppo vocalist presente in Istituto, le ho prospettato se fosse in “accordo” nel creare un piccolo gruppo musicale per sopperire ed essere autonomi nel settore ricreativo. Alla risposta positiva, è scattata la ricerca degli strumenti: batteria, chitarra, basso. Abbiamo “sguinzagliato” operatori vari alla ricerca di un soggetto filantropo che ci donasse la strumentazione. A quel punto ricerca in Rete e finalmente a poco prezzo il materiale arriverà e sarà donato all’Istituto. Al momento siamo in attesa e sarà solo questione di giorni. C’è da dire che il tutto è stato reso possibile dopo aver sottoposto alla valutazione dell’organo Direttivo, la Dott. C. Buccoliero, la quale avrebbe voluto anche sostenere la spesa, ma il “progetto note interne” è giusto che abbia come cuore pulsante i ristretti. I quali si sono autotassati per l'acquisto (come forma di restituzione sociale) e hanno donato alla Direzione la proprietà degli strumenti.

I componenti al momento sono tre, due ristretti chitarra e batteria e la vocalist volontaria. Che ristretta non è ma di fatto trascorre per la sua disponibilità ore all’interno dell’Istituto. Il chitarrista è un 55enne di provata esperienza in quanto in passato ha suonato in varie “band”… musicali. (Ironia a parte), il suo arruolamento è stato gioco forza, un passaparola, a vari livelli. Il batterista ha un passato musicale solo giovanile, ma con sporadiche improvvisazioni. Dunque a questo punto, come detto si è in attesa solo dei tempi tecnici di consegna del materiale. Ci piace sottolineare che per quanto piccolo e limitato possa sembrare, questo progetto che è in dirittura di arrivo, ma sarebbe il caso di dire anche di partenza, è nato veramente per l’amore per la musica che alberga nell’animo dei componenti.

Gli eventuali spettacoli verranno concordati con l’area educativa e con la Direzione nelle disponibilità dei tempi e del personale penitenziario, che ha le sue carenze di personale. Confidiamo in una buona riuscita, le basi ci sono, la volontà pure, promettiamo al pubblico un repertorio musicale degli anni '70/'80. Quindi potremo avere un’altra occasione di aggregazione nel locale teatro.

Inoltre l’iniziativa apre una speranza ulteriore, che nella massa dei presenti possa esservi chi, animato dallo spirito musicale che è proprio di chi suona, possa aggregarsi al gruppo negli strumenti mancanti, che danno “voce” e “nota” alle band. Per questo Letter@21, con cui un componente della band collabora, può essere e vuole fare da cassa di risonanza a questo progetto. Su queste pagine proveremo a tenervi aggiornati e qualora qualcuno dei lettori voglia avere maggiori informazioni può scrivere alla redazione Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., anche perché ci manca un bassista.

Il tempo c’è, lo ha chi è presente in questi luoghi. È vero è un luogo di “punizione”, è vero che la pena deve essere coercitiva ed avere “quell’onere” in più per poter essere rieducativa. Ma la punizione e l’afflizione rimangono nonostante il posto, nonostante il dove o il quando.

R.P.

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