Martedì, 21 Marzo 2023 17:58

Smettere, ma come?

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Foto di Tim Hüfner su Unsplash Foto di Tim Hüfner su Unsplash

Inutile dire che chi fuma sa che si sta rovinando la salute e buttando il suo denaro. I fumatori non fumano perché a loro piace farlo o perché vogliono, ma semplicemente se ne autoconvincono e lo ripetono anche agli altri per non perdere la stima in se stessi. Fumano perché si sentono dipendenti dalla sigaretta, perché  forse pensano che li rilassi, che dia loro sicurezza e coraggio e che la vita senza fumo sarebbe molto meno piacevole.

Quanto amavo fumare, ogni poppata di fumo mi riempiva, mi dava energia, espiravo per poi veder colorato il mio respiro in nuvolette di fumo fuoriuscite dalla mia bocca, creando cerchi che piano piano si dissolvevano nel nulla. Ero un accanito fumatore, non mi sarei mai immaginato senza quella compagna di vita che portavo sempre con me, non mi lasciava mai da solo e, quando  stavano finendo, alle ultime del pacchetto già mi saliva la paranoia del rimanerne senza, diavolo quanto mi manca fumare…

Eppure eccoci qui, carcere: un luogo dove si sentono due campane, quelle dell’impossibile e del possibile smettere in galera. I primi argomentano dicendo “mi serve, non potrei affrontare la vita”, gli altri trovano, come è stato anche per me, che sia molto più facile smettere qui in carcere.

Io mi trovo quindi nella seconda categoria, rarissime mosche bianche i non fumatori, qui in sezione vengono visti stranamente.

Non sei come gli altri, quando fumavo si avvicinavano persone per scroccarti una siga mentre ci fai due chiacchiere, oppure ci si radunava tutti assieme nella cella di qualcuno a poppare paglie artigianali, perché  in carcere è molto in voga il tabacco da rollare, sia per economia, sia perché viste come “roba da ricchi” le sigarette in pacchetto. Ma come si vive a essere un non fumatore in carcere? L’ultimo anello della catena “sociale”?

In realtà è buffo perché le tentazioni e i tentatori sono ovunque, pare vero che se fumi sigarette guai a chi te le offre, ma se sei un felice non fumatore spesso e volentieri la richiesta del tipo “giratene una se vuoi”, è spesso fatta dai gentili abitanti delle terre di galera, e nella dolce accogliente cella come si fa a vivere? Esistono celle per non fumatori? … Patti chiari e amicizia lunga… come in tutto, la comunicazione è molto importante, come le regole per il quieto vivere. Spesso le esigenze e le comodità dei fumatori urtano con quelle di chi non fuma a causa del ripetuto sentore di fumo che permea la stanza, impregnando così i muri e tutto ciò che sta attorno. La situazione che crea è di diversità: lo sai che loro in realtà ti ammirano, sanno che non è bello fumare intimamente dentro di loro, ma come riuscire a spezzare questa dipendenza?  Io mi ricordo quanto pensavo fosse impossibile smettere, mi ripetevo dentro di me che non avrei mai abbandonato la sigaretta… eppure quel desiderio di esseri liberi da una schiavitù, dai denti gialli, da quel puzzo di fumo, da quello spreco inutile di denaro… è quello che ora penso degli altri: “ma perché decidono di vivere questa tortura, un modo di dire che vuoi morire, ma non subito… dopodomani”.

Quindi come vive un non fumatore in carcere: da paura, un risparmio enorme per poter acquistare più prodotti alimentari, o per l’igiene personale, ma soprattutto libero mentalmente. Ma c’è anche il rovescio della medaglia, in un luogo dove è normale fumare e tutti fumano non è il massimo, perché  il fumo passivo volente o non lo aspiri, e comunque la sigaretta simbolicamente unisce tra detenuti, congiunti nello stesso male.

La carcerazione mi ha dato la forza di guardarmi dentro gettando uno sguardo introspettivo e dopo che presi la decisione di smettere di trovare scuse e cambiare, un primo piccolo passo è mettere al chiodo le sigarette. Nonostante non neghi quanto mi piacerebbe fumare, ma so che mi regalerei del dolore per non avere nulla in cambio, sono un felice non fumatore in una valle fumante.

Redazione

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