Giovedì, 16 Febbraio 2023 17:45

Una relazione da ex...

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Foto di Kelly Sikkema su Unsplash Foto di Kelly Sikkema su Unsplash

Dunque, da dove iniziare, coltivare affetti familiari all’interno di un carcere è molto difficile per le condizioni in cui versano i detenuti.

La privazione della libertà ha conseguenze importanti anche quando un detenuto riesce a raggiungere la libertà seppur in modo graduale, accentuando il gap tra persone che sono state recluse e non. Quando esci dal carcere e vuoi intraprendere una relazione resta il fatto che prima o poi bisogna raccontare all’altra persona chi sei veramente per evitare di compromettere il rapporto.

Parliamo di qualche anno fa e di quando in stato di libertà conobbi una ragazza sul web, ci conoscemmo, ci scambiammo i numeri di telefono e così nacque una conoscenza e conseguentemente una relazione. Aveva un’attività propria, lavorava da mattino a sera ed un giorno come di consueto, finito il lavoro andai a trovarla nello studio. La salutai, ma lei mi disse “io e te dobbiamo parlare”.
Rimasti soli ci sedemmo e lei mi chiese se io le volessi veramente bene. Io le dissi di sì, ma avevo intuito che la domanda non era quella, allora prese lo smartphone e mi fece vedere un articolo che parlava di me e di cosa avevo combinato in passato. Io a quel punto le risposi che le avrei parlato di questi problemi, e che sicuramente avevo sbagliato a non raccontarle subito del mio passato e di come era realmente combinata la mia vita. Il confronto si concluse con un abbraccio e lei mi disse che non c’erano problemi da parte sua, così la storia continuò ancora.

Ritornando alla realtà del carcere ho potuto ascoltare molte storie analoghe a questa, ed anche ultimamente. La solita narrazione, due persone entrano in contatto sul web, si conoscono e decidono finalmente di incontrarsi, si danno appuntamento in centro città e vanno a bere un drink per rompere il ghiaccio, si parla del più e del meno, le solite cose che si raccontano due persone che si stanno conoscendo.
Ad un certo punto il ragazzo dice alla ragazza che il nome con cui lei lo conosceva (il suo nickname) non è esatto, e le dice il suo vero nome, ma non gli racconta la sua situazione reale, cioè quella di detenuto che sta usufruendo di una misura alternativa alla pena. I due continuano a frequentarsi fino che un giorno si incontrano in centro città e iniziano a passeggiare.
L’incontro sembra un po' freddo, la ragazza si dimostra distaccata rispetto al solito, al che decidono di fermarsi e di andare in un bar per bere un caffè. Allora il ragazzo chiede “c’è qualcosa che vuoi dirmi?” e lei risponde di sì, aggiungendo che è abbastanza importante.

Allora gli dice che aveva scoperto vedendo sul web chi fosse davvero e a quel punto gli chiede che risposta ha in merito. Il ragazzo resta per un momento impietrito, smarrito, ma risponde con verità e conferma tutto. Naturalmente il confronto è abbastanza freddo fino ad arrivare ad una conclusione, le cose si fanno sempre in due sia quando si iniziano sia quando si finiscono.
Per il bene di entrambi prendono la decisione di non vedersi più.

Connettere due persone che provengono da realtà completamente opposte è davvero difficile, se lo si vuole veramente da entrambe le parti allora forse è più fattibile, se le cose si mettono in chiaro sin da subito. Prima di iniziare una relazione bisogna comunicare all’altra persona la vera realtà in cui ci si trova. Solo, forse, agendo in questi termini probabilmente si riesce a trovare un punto di incontro.
Un detenuto che esce dal carcere, in particolar modo oggi con tutta la tecnologia e il tipo di informazioni e notizie che veicola, incontrando altre persone con cui sente la necessità di relazionarsi, è costretto a navigare in situazioni scomode, e difficilmente, o facilmente, a seconda delle situazioni, sarà considerato un ex… detenuto, conoscente, partner.

Redazione

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