Martedì, 14 Gennaio 2020 19:03

Un viaggio indesiderato: i trasferimenti da un carcere all’altro

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I trasferimenti delle persone detenute da un carcere all’altro si fanno con pullman e furgoni della Polizia Penitenziaria, i blindati. Piccole scatole di metallo dove non si vede nemmeno la strada e ti manca la luce del sole.  

Una volta salito sul blindato ti aspetta la tua minuscola cella e con le manette ai polsi comincia un viaggio che vivi quasi come un’agonia, viaggiare in queste condizioni per ore è estenuante. Attorno a te c’è solo la scorta armata che ti osserva, come se dovessi scappare da un momento all’altro, ma in realtà neanche un mago non ci riuscirebbe. L’atmosfera è quella di un animale in gabbia, ti senti un uomo pericoloso anche se sei imputato per reati minori e per tutto il viaggio nessuno ti rivolgerà la parola. Ti senti un pacco che deve essere spedito a tutti costi alla destinazione, l’angoscia provata rimarrà nella tua memoria per sempre.

Le sensazioni che provi all’interno di quella gabbia minuscola sono devastanti, lo spazio non ti permette nemmeno di stare in piedi, c’è lo spazio giusto per sedersi e davanti a te una porta di ferro con dei buchi, come uno scolapasta, che viene chiusa a chiave trasportandoti in un inferno immaginato solo nei peggiori incubi.

Ti sembra di essere buttato in un pozzo nero senza fine da cui non uscirai più.

In realtà è solo una porta di ferro chiusa per ordini di persone che speri cambino idea aiutandoti a uscire da li. Durante quel viaggio indesiderato e sofferente cerchi di evadere con la mente, ma ogni buca che l’autista incontra lungo la strada ti riporta alla tua angoscia, senti i ferri delle piccole celle che fano rumore ed hai la sensazione di essere nell’officina di un fabbro, all’interno della gabbia diventi una pallina di tennis che sbatte a destra e a sinistra e ti domandi.
Cavolo quando arrivo in carcere? Non vedo l’ora di uscire da questo buco”, sei agitato e pensi che se per disgrazia il blindato avrà un incidente stradale sarai spacciato, con le manette ai polsi in una gabbia chiusa, non ti rimane che metterti nelle mani del Signore.

Così quando, una volta fuori, un tuo nipote adolescente vede per strada passare un blindato della Polizia Penitenziaria e ti chiede “Cos’è quel furgone?”, il dolore del passato torna a farsi sentire e puoi scegliere di rispondergli raccontando le tue sofferenze, ma ti senti dire “è la Polizia di Stato che trasporta delle persone davanti a un giudice o da un istituto di pena ad un altro.”

E. A.

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Emergenza o libertà  - Rivista n° 14 (Marzo 2020)

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