Giovedì, 08 Giugno 2023 16:07

Tinozza di libertà

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Foto di Geetanjal Khanna su Unsplash Foto di Geetanjal Khanna su Unsplash

Annaspare in una sorsata d’aria, sentirsi spersi in una tinozza di libertà.

Singolare adattarsi alla vita del pesce in acquario, singolare il rovesciamento di come percepisci l’ambiente che hai intorno. Appena entrato il carcere mi sembrava il caos, poi, prono al percorso dell’animale in cattività, mi sono abituato al mio piccolo mondo in cui l’orizzonte più distante è il cancello.

Il fuori, questo vaso di pandora di colpo scoperchiato dinnanzi ai miei occhi, arriva come un pugno allo stomaco. Bramata e inattesa tempesta di stimoli, sovraccarico del sistema, kernel panic: come mi vedono gli altri? La galera ce l’ho proprio stampata in faccia? Tutto arriva di colpo, navighi a braccio, percepisci senza comprendere.
Voci e rumori che avevo creduto di dimenticare; velocità, un tempo a cui non ero più abituato, cose che pensavo di avere lasciato alle spalle: fumare una sigaretta sotto alla pioggia, salire su un'auto, su un mezzo pubblico, attendere alla fermata del pullman, fare la coda per comprare un panino, e poi, la folla.
La folla ti tramortisce, la folla abituata a essere folla da sempre, uno sconosciuto si avvicina, con naturale spensieratezza chiede - Ragazzi, sapete indicarmi un bagno?
Parlare davanti a molte persone, esserne fieri, fieri di rappresentare il nostro nucleo e il prodotto che abbiamo contribuito a realizzare, di essere davanti a gente, investiti della fiducia di chi ha creduto in noi per dare voce a un’idea.

Il surreale sfuma nella nostalgia, tanti ricordi di momenti trascorsi, momenti di normalità che sto riassaporando, subentra la quiete, sono di nuovo centrato dentro il mio io, parlo con una barista, ordino un caffè, è tutto normale.
Intensa, perfetta, stupenda, inattesa normalità.
Normalità che vorresti non finisse mai, ma un pezzetto di questa quiete lo incarti con cura, frattaglia di quiete sgraffignata fuori, portata dentro di contrabbando, con un senso di trionfo come quando stringi tra le mani un trofeo agognato.

Quel giorno che sono uscito, la pioggia mi ha accarezzato la pelle, immerso in un vortice di persone in un giorno di tempesta, al Lingotto ho ritrovato una parte di me che avevo dimenticato: ringrazio me stesso, ringrazio la folla, gli sguardi curiosi e i sorrisi e le orecchie che hanno ascoltato la nostra voce, ringrazio lo sforzo di chi ha dato tutto per rendere possibile questa esperienza, da dentro e da fuori, chi ha creduto in noi e nel progetto e chi ci è stato accanto nel realizzarlo.
Una sorsata d’aria, una tinozza di libertà, per risciacquare i miei logori panni di detenuto.

Redazione

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