Giovedì, 20 Settembre 2018 12:46

Identità burocratiche

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Quando si arriva a ottenere il beneficio dei permessi premio, in automatico, si riinizia progressivamente a reintrodursi nella società esterna e nelle sue intricate e, a volte, mutate regole.

Una delle prime cose, che si constata, quando si riacquisisce un pezzo di libertà uscendo in permesso, è quella di capire quanto sia importante ed essenziale avere dei documenti, (carta d’identità, codice fiscale, tesserino sanitario), che certifichino legalmente, la propria identità e che permettano di poter fare le cose di tutti i giorni fuori dalle mura di un carcere.
Inizialmente, quando si esce in permesso, il carcere, rilascia un tesserino di riconoscimento, che serve unicamente come mezzo d’identificazione, in caso di fermo della pubblica sicurezza, o, quando si va a firmare dai carabinieri, (com’è specificato nelle prescrizioni rilasciate dal Magistrato di Sorveglianza all’atto della notifica) da presentare all’ingresso della caserma degli stessi, per i controlli di routine.
Se ci si vuole rimettere al pari con i tempi, ad esempio, comprandosi un telefonino (rigorosamente no Smartphone, perché ha la connessione a internet che è vietatissima da regolamento) e una scheda telefonica, si ha assolutamente bisogno della Carta d’identità e del Codice fiscale. Documenti questi, che, dopo una durevole detenzione, di solito, o sono scaduti, o addirittura persi non si sa dove, e che quindi, tranne che per qualche eccezione, si deve pazientemente e irrimediabilmente andare a rifare presso i pubblici uffici, durante le ore di permesso premio, cosa per niente facile e scontata, per chi è stato fuori da certe incombenze, per non so quanti anni.

Ricordo ancora, delle difficoltà e delle altrettante peripezie affrontate, per acquistare un telefonino a mio tempo. Andai in un negozio di telefonia mobile e, coscienzioso della protezione, che credevo mi desse il mio tesserino di riconoscimento, indicai alla commessa un cellulare sullo scaffale davanti a me (uno di quelli semplici con la tastiera, quelli che non si usano quasi più, ma che noi, detenuti del 2018, siamo costretti e limitati ancora a usare). Mi spiegò il funzionamento dello stesso, chiedendomi che tipo di contratto volessi per la mia scheda telefonica e con mio immenso imbarazzo, al momento di terminare l’affare, (dopo che lei e tutto il resto dei clienti erano venuti a conoscenza del mio attuale stato detentivo), mi resi conto che il tesserino di riconoscimento non aveva, almeno per lei, nessun valore. Uscii, senza telefonino e con una consapevolezza nuova, che era quella di dover fare al più presto possibile i documenti richiesti dalla commessa e da tutto il resto del sistema, cioè carta d’identità e codice fiscale. Quindi ho dovuto iniziare le pratiche per portare a termine quest’obbiettivo, che si è rivelato nel tempo, una vera e propria epopea. Risoltasi solo dopo l’intervento della Garante per i diritti delle persone private della libertà di Torino.

Oggi ho la mia bella e nuova carta d’identità, o meglio posso averne solo la fotocopia, ma purtroppo non posseggo ancora né codice fiscale ne tesserino sanitario, documenti che dovrò andare a fare durante il mio prossimo permesso premio presso l’Agenzia delle Entrate. In quanto sono tutti documenti necessari per ottenere la patente B e fondamentali per il reinserimento.

C. D. B.

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Emergenza o libertà  - Rivista n° 14 (Marzo 2020)

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