Giovedì, 07 Dicembre 2023 17:32

Come foglie

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Image by Hrayr Movsisyan from Pixabay Image by Hrayr Movsisyan from Pixabay

Dicembre all’insegna delle emozioni, non solo per le feste comandate. Su iniziativa del Fondo Musy si è tenuto presso il Salone Lingotto di Torino il concerto di Malika Ayane, cantante milanese di origini marocchine che è riuscita a fare della sua voce calda tipicamente soul, un connubio perfetto con i testi drammatici sulle melodie R n’b.

Il concerto di Natale è stato organizzato per la campagna di fundraising indetta annualmente dal Fondo Musy per realizzare progetti di reinserimento destinati ai detenuti che hanno intrapreso un percorso di studi universitari.
La serata, il cui successo è stato decretato da un bel tutto esaurito, si è svolta venerdì primo dicembre, mente il sabato mattina la cantante ha varcato le porte del carcere per condividere i suoi pensieri sulla causa abbracciata da Angelica Musy, ma soprattutto per conoscere i detenuti e scambiare due parole fra una canzone e l’altra.
Malika Ayane, che nel suo passato ha collaborato con artisti straordinari del calibro di Paolo Conte e Francesco De Gregori, ha esordito quasi scusandosi per la sua innata malinconia, tanto da precisare che avrebbe preferito sentir parlare il pubblico e i suoi racconti piuttosto che contaminarlo con i suoi sentimenti complicati.

Si alza qualcuno dalla platea, due battute qua e là e poi inevitabilmente ci si racconta.
Chi si è e perché ci si trova qui, dice qualcuno. Chi si è stati nella “vita precedente al carcere” e quali sono le aspettative per il futuro, dice qualcun altro.
La Ayane però non demorde e incalza, vuole che le si racconti qualcosa, qualsiasi cosa.
Ha bisogno di assorbire i ricordi, di farli propri tingendoli di quell’arancio speziato e malinconico di cui, si dice, sia tinta la sua caldissima voce. Si percepisce anche qualche imbarazzo ed ecco che l’artista interviene prontamente per rompere il ghiaccio, cantando un medley improvvisato che crea istantaneamente atmosfera. Fra i brani Come foglie, Senza fare sul serio, Lentissimo, Blu e poi ancora Nothing Really Matters.

Poi riprendono i racconti, le chiacchiere, le gaffe. Un incontro-scontro fra un pubblico arzillo, ma attivo e alla fine del momento di incontro qualcuno si avvicina e le chiede cosa si porta via dall’esperienza del carcere, cosa le resterà da raccontare fuori dalle mura.
Lei non esita a rispondere che è rimasta contentissima di conoscere Persone nella loro umanità. Continua, dicendo di aver sentito voci che irrompono da una sofferenza profonda che inevitabilmente ha segnato le nostre vite, ma che attraverso lo studio si stanno riconquistando un posto nella società.
Quindi, per tutta tradizione, ci si prepara ad un Natale come gli altri, da trascorrere all’interno di questi cupi corridoi, anche se, “Come foglie” che cadono in vista di una nuova stagione, il momento musicale ha allietato il nostro sabato aprendoci al buon umore.

Redazione

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