Mercoledì, 25 Novembre 2020 16:35

Una seconda ondata senza aver tratto insegnamenti dalla prima?

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Questa seconda ondata di epidemia ritrova nelle carceri vecchi problemi irrisolti: dal sovraffollamento all’impossibilità di osservare le regole minime d’igiene, aggravati dall’adattamento di alcune aree delle carceri a zone adibite all’accoglienza dei contagiati. I contagi da Covid-19 in carcere, infatti, stanno aumentando, prospettando una situazione sempre più critica.

Per porre un argine all’epidemia da Covid-19 sono state sospese quasi ovunque le attività formative, informative, culturali, quelle sostenute da volontari e numerose progettazioni.
Ovviamente anche i colloqui con i familiari, sono sospesi. In alcuni casi anche l’invio dei pacchi alimentari risulta non possibile. Per chi è detenuto pensare a un’ulteriore privazione, una pena nella pena, oltre alla limitazione di libertà, di movimento, quella del contatto o dell’incontro con i propri cari rappresenta sicuramente una fonte di preoccupazione e non solo per loro.
Le alternative, quali i colloqui telefonici, riducono ulteriormente il già poco tempo dedicato alla famiglia e al coltivare relazioni affettive.

Eppure le chiusure non rendono il carcere, un “luogo altro”, immune al contagio, anzi.
Emblematico il caso di Tolmezzo, riportato da alcuni quotidiani, dove anche persone in 41 bis, quindi in isolamento hanno contratto il virus.
Ovunque, nel silenzio dei corridoi, il virus continua a fare le sue vittime, non solo tra i detenuti ma anche tra il personale che lì lavora.
Analoghi rilievi sono stati fatti dal Garante Regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà del Piemonte Bruno Mellano nel Comunicato Stampa del 3 novembre relativamente alla situazione di Alessandria presso la Casa Circondariale “Cantiello e Gaeta”, meglio nota come “Don Soria”, dove purtroppo si è registrato il caso di un detenuto deceduto a causa del Covid-19 (una persona ristretta 71enne affetta da pluripatologie).

I dati sono difficili da reperire, ma a fotografare una situazione sempre più drammatica e coperta da un silenzio difficilmente comprensibile, possono essere utili quelli del  Ministero della Giustizia aggiornati al 22 novembre che registra: 809 detenuti positivi (su 53.723 presenze), 969 appartenenti al corpo di Polizia Penitenziaria (su un totale di 37.153) e 73 persone sulle 4.090 ascrivibili al personale amministrativo e dirigenziale dell’Amministrazione Penitenziaria.

Numeri che come le molte le voci che chiedono misure volte alla diminuzione della pressione nelle carceri, forse sarebbe opportuno ascoltare o con i/le quali riflettere. Poiché le misure sinora attuate per porre rimedio all’emergenza sanitaria da Covid-19 in carcere, per diminuire il sovraffollamento, non hanno prodotto ancora un significativo decremento della popolazione detenuta.

Fonti dati: Monitoraggio Covid-19 in carcere - Ministero della Giustizia

Redazione

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