Giovedì, 31 Dicembre 2020 17:29

Se non ora quando? Le criticità delle carceri in Piemonte

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Un interrogativo che può essere anche la sintesi di quanto emerso durante la videoconferenza di presentazione del V° Dossier delle criticità strutturali e logistiche delle carceri piemontesi. Vecchie e nuove problematiche di un sistema penitenziario, che l’emergenza Covid, ha reso ancora più pressanti e per cui i fondi europei potrebbero rappresentare l’occasione per una sua messa a norma. 

Spazi assenti, spazi inutilizzati, spazi inutilizzabili, strutture in alcuni casi fatiscenti o non attrezzate adeguatamenteUn elenco che ormai si ripete di anno in anno e a cui il ritornello da più parti abusato in questo 2020 che dalle difficoltà possono emergere opportunità sembrerebbe non essere stato di grande auspicio e monito. Eppure come precisato dal Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale Bruno Mellano “Come non pensare che i fondi europei non siano l’occasione propizia per far fare un salto di qualità alla sanità e all’edilizia penitenziaria?” 

Difficoltà croniche, sommate alle nuove dovute alla pandemia di Covid-19, che continuano a essere irrisolte e che hanno a che fare con le persone che gli spazi del carcere li “vivono”, dal sovraffollamento, ai presidi sanitari penitenziari, alle prospettive inerenti all’esecuzione penale esterna
Tre temi emersi con forza in tutti gli interventi di presentazione del documento, elaborato dal garante regionale in collaborazione con il Coordinamento piemontese dei garanti. Presenti i garanti comunali di Alba Alessandro Prandi,di  Asti Paola Ferlauto, di Biella Sonia Caronni, di Cuneo Mario Tretola, di Ivrea Paola Perinetto, di Torino Monica Cristina Gallo e di Verbania Silvia Magistrini, concordi sulla necessità di interventi di manutenzione ordinari e straordinari sempre meno rimandabili nelle 13 carceri del Piemonte. 
Situazioni e “lavori” che se non continuamente procrastinati avrebbero potuto sicuramente da una parte rispondere, almeno per il Piemonte, alle continue sollecitazioni dell’UE sul tema del sovraffollamento e rendere meno drammatica l’emergenza sanitaria in carcere.  

In merito al sovraffollamento e alla segnalazione pubblica ed istituzionale durante la fase più acuta della prima ondata di epidemia da Covid-19 in carcere del 3 aprile da parte del Collegio del Garante nazionale delle persone private della libertà che "tutti gli organi di monitoraggio dei sistemi penitenziari europei e non solo, siano essi indipendenti o addirittura interni alle amministrazioni stesse, raccomandano che non si giunga mai al 100% di posti occupati …”, i numeri parlano chiaro. E la fonte è il Provveditorato dell’Amministrazione Penitenziaria di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta
A risultare sotto il 100% e il 98% raccomandato dal Collegio solo 3 carceri del cuneese (Cuneo 90%, Fossano 71%, Saluzzo 77%) e la Casa Circondariale di Alessandria 86%, da premettere che ad Alessandria sono due gli istituti penitenziari presenti e a fare da contraltare alla C. C. la Casa di Reclusione che presenta un tasso di affollamento del 135%. A Torino il sovraffollamento si attesta al 117%, mentre il resto degli istituti regionali va dal 112% di Novara alle punte del 139% di Alba e del 141% di Asti. Complessivamente in Piemonte al 28.12.2020 risultano 4164 persone recluse con un tasso di affollamento pari al 110%. Con una riduzione percentuale dell’11% rispetto al 29 febbraio, ma è bene sottolineare che il dato anomalo era il +121%. E se i detenuti sono diminuiti da allora di poco meno di 400 unità ad oggi sono pur sempre 381 in più rispetto alla capienza

Numeri che da soli sono più che sufficienti per rispondere a chi ipotizzava “svuota carceri e masse di criminali a piede libero”. Anzi dovrebbero ulteriormente far riflettere su quanto enunciato e quanto effettivamente realizzato. 
Cifre che, è solo un’ipotesi, potrebbero essere state diverse se ad Alba si fosse riattivata la struttura dei semiliberi oggi chiusa o i lavori di ristrutturazione a seguito della legionellosi del 2016 fossero già partiti, se a Cuneo i lavori di restauro di un intero padiglione avessero subito una spinta, o ancora se alcuni spazi del carcere di Fossano oggi inutilizzati non lo fossero.  

Spazi, quelli del carcere, che se lasciati a sé stessi, non oggetto di interventi di manutenzione o ancor peggio, pensati solo come luoghi da ampliare, senza pensare a chi dovranno ospitare, possono risultare un freno anche alle attività di reinserimento o porre difficoltà di gestione. Potrebbe essere il caso dell’annunciata realizzazione di una nuova struttura sull’attuale campo di calcio del carcere di Alta Sicurezza di Asti, per circa 120 detenuti, probabilmente, comuni. Uno spazio in meno per l’Alta Sicurezza, necessità di nuovo personale e spazi per la gestione dei detenuti comuni. Senza dimenticare la centralità della salute della persona, che per essere garantita necessita di spazi adeguati alla cura delle persone e non risultare inagibili come nel caso dei reparti per l’assistenza intensiva e psichiatrica del carcere di Torino

Luoghi, e le persone che le abitano, messe a dura prova da 10 mesi di emergenza Covid, dove il distanziamento sociale, forse paradossalmente è stato quello esterno, della società, o ha precluso importanti attività trattamentali. A Biella non essendo possibile attivare sul territorio o in altre strutture dell’istituto spazi per accogliere i detenuti in misura di sicurezza ospitati (una cinquantina) presso la Casa Lavoro, li si è condannati a una sorta di “ergastolo bianco”, inoltre si è dovuto sospendere un progetto sperimentale per il trattamento dei detenuti tossicodipendenti in quanto i locali dedicati sono stati utilizzati per garantire i necessari spazi d’isolamento all’interno dell’istituto. Numerosi anche i blocchi di attività importanti per il miglioramento della vita delle persone recluse, a Ivrea sono ancora due i piani non coperti dalla videosorveglianza, e le attività scolastiche sono possibili per meno di 10 persone, su una popolazione di circa 250 detenuti. A Saluzzo, trasformatosi recentemente in Casa di Reclusione ad alta sicurezza, il Covid ha determinato la chiusura del birrificio artigianale e reso palese la necessità di un potenziamento della rete informatica per garantire i colloqui a distanza. 

Uno scenario ben riassunto a conclusione della presentazione dalle parole di Stefano Anastasia - Portavoce nazionale Garanti territoriali, per il quale “le carceri non possono restare nel mondo analogico o cartaceo del 900 e anche dentro il carcere assistenza sanitaria e sostegno sociale devono integrarsi. A partire dalle misure contenute nel Recovery fund che dovrà in qualche modo riportare i nostri istituti alle legalità penitenziaria.” 

Una legalità che potrebbe essere perseguita con iniziative come quella dell’emendamento Siani alla Legge di Bilancio, dove si prevede la copertura finanziaria per l’accoglienza in case famiglia di genitori detenuti con bambini, o ragionando sulla diminuzione del numero delle persone recluse, ad esempio ascoltando le voci che chiedono un maggior impiego di misure alternative o di ripensare alle leggi che regolamentano la clemenza.

G. B.

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