Lunedì, 13 Gennaio 2020 18:06

Nuovo anno per alcuni, nuova pena per altri

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Con la fine del 2019 ci si è lasciati alle spalle un altro anno. Vecchie relazioni, amicizie, problemi finanziari e quanto di peggio si possa immaginare, stanno lentamente sfumando assieme a tutti i bei ricordi per fare posto a qualcosa di nuovo.

Un anno migliore, ricco di novità, nuove avventure e si spera, come d'altronde accade tutti gli anni, superiore a quello appena passato. Sebbene dunque l’anno trascorso sia risultato gioioso o meno, per molti italiani non è stato altro che un’ulteriore anno. Si è cresciuti, o forse invecchiati, ma si è rimasti detenuti. Nelle stesse condizioni di un anno fa. Con gli stessi problemi, gli stessi desideri e purtroppo, la medesima realtà.
Il 2020 da inizio a una nuova rivoluzione in termini astrali, e condanna noi comuni mortali a subirla in termini fisici. Un moto a cui è impossibile opporsi e che si è costretti a subire, forse un concetto triste per raccontare un nuovo anno di vita, con tutte le sue bellezze e aspettative, ma utile per comprendere quel sentimento di impotenza che attanaglia le 60.769 persone ristrette nelle carceri italiane (Dati fonte: Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria - Ufficio del Capo del Dipartimento - Sezione Statistica al 31.12.2019).

Sotto questo punto di vista la rivoluzione non sembra prendere il via. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante l’abituale discorso di fine anno ha parlato di “privilegio della libertà” e il primo gennaio, è entrata in vigore la riforma Bonafede, che abolisce la prescrizione dopo il primo grado di giudizio, aprendo così le porte a processi infiniti.
Dura la replica dell’opposizione e di una parte della maggioranza.
Sembrerebbe infatti impensabile far entrare in vigore una riforma che abolisca un “fine pena” processuale, senza prima aver introdotto una riforma dello stesso processo penale, vanificata da una mancata calendarizzazione della stessa.
Lasciando spazio di manovra a chi cavalcando un’onda populista sta di fatto mettendo in crisi uno stato di diritto costruito con anni di sacrifici da parte di tutti gli enti istituzionali e non solo.

Cosa sta succedendo al nostro povero paese dunque?
Forse non esiste una risposta. Forse vedendoci mancare la terra da sotto i piedi, ci aggrappiamo a chi, invece di provare a risolvere i problemi preesistenti, si preoccupa di procurarsene degli altri. Senza ricordare o senza volerlo fare, che i circa trentamila processi che annualmente cadono in prescrizione, si trasformeranno in condanne effettive.
Senza una completa ed esaustiva riforma dell’Ordinamento Penitenziario, e con un tasso di affollamento delle strutture detentive che supera il 116% delle capienze strutturali (sempre riferendosi alla fine del 2019), non si consegnerà alla giustizia il debitore, bensì si creerà semplicemente l’ennesima contraddizione politica che verrà scontata dai detenuti come pena accessoria.
Senza premurarsi delle condizioni di vita dei cittadini erranti e anzi, sottoponendoli alla stregua delle carenze statali, confidando però sempre, in un loro completo reinserimento.

E. R.

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Emergenza o libertà  - Rivista n° 14 (Marzo 2020)

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