Sabato, 19 Ottobre 2019 17:30

Liberazioni 2019: Paolo Rossi sorridere in carcere

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Liberazioni 2019: Paolo Rossi sorridere in carcere Foto Redazione Eta Beta Scs

Sorridere dove normalmente non è difficile riuscirci, improvvisare dove abitualmente tutto è rigidamente regolamentato, un palco senza scenografia, ma con qualcuno di “esterno” ad occuparlo, in un luogo dove le geografie e la sceneggiatura del tempo che si rincorre sono pressoché simili, non è cosa comune. Invece LiberAzioni lo ha fatto, portando Paolo Rossi a inaugurare il festival delle arti dentro e fuori, in carcere a Torino.

Uno spettacolo, replicato in serata presso il Teatro Don Orione di piazza Montale a Torino, che ha scaldato il pubblico quello di venerdì 18 ottobre di Paolo Rossi presso il Teatro della Casa Circondariale di Torino “Lorusso e Cutugno”.
Davanti ad un pubblico composto da persone detenute che nel presente non può frequentare i teatri o gli spettacoli del comico milanese, o recarsi alla prima o a una replica di “Aspettando Godot”, ma attento e partecipativo, che ha accompagnato battute e gag con risate e applausi, riuscendo ad evadere per qualche ora dalla routine della quotidianità.
Uno show non banale perché per Paolo Rossi la vita di un attore, di un comico, non è semplice, è “difficile salire sul palco e raccontare qualcosa” e allora forse meglio improvvisare o narrarla l’improvvisazione, che vuol dire anche vivere.

Così aneddoti e ricordi compongono autonomamente un filo rosso che coinvolge e richiama altri tempi per chi ascolta perché “l’improvvisazione fa quasi più ridere che una battuta studiata per mesi.”Oggi è difficile fare satira, fare il comico, soprattutto quando i tuoi soggetti, i politici sono più bravi di te a fare il tuo mestiere”. Non ci sono i rigori di Beccalossi in questo spettacolo, ma ci sono il consueto talento innato ed una vis comica unica nel panorama italiano, capaci di fare riflettere e pensare con una battuta e un sorriso su temi di attualità e sociali e omaggiare maestri come Enzo Jannacci e Giorgio Gaber.
La satira c’è, è presente, si sente nell’aria, ma è solo accennata. Oggi, qui è importante ridere condividere momenti di ironia, lo testimoniano gli autografi richiesti a fine spettacolo sui programmi ufficiali di LiberAzioni. O le persone detenute e del personale, che fermano il comico mentre si sta recando in visita agli studenti del Polo universitario del carcere di Torino, complimentandosi e ricordando le sue apparizioni in note trasmissioni televisive, la sua fede per l’Inter o battute celebri, probabilmente di un tempo che fu o almeno che ora non è per loro.

Perché “il teatro deve uscire venire in posti come questo, andare in strada.”

G. B.

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