Martedì, 05 Luglio 2022 10:05

La traduzione

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Quando su di un’autostrada, o una strada provinciale, gli automobilisti incrociano un furgone della polizia penitenziaria, probabilmente non sanno che in quel momento un detenuto è in fase di trasferimento da un carcere ad un altro, oppure semplicemente viene portato ad un’udienza in tribunale.

Quando mi trovavo in stato di libertà, mi capitava molto sovente di vedere sulle strade dei furgoni della polizia penitenziaria, magari vicino ad un Tribunale, ad un Palazzo di giustizia, ma in realtà non sapevo, non immaginavo neanche lontanamente cosa provassero quelle persone ammanettate, rinchiuse in una furgonetta in una cella di 2 metri per 2. La sensazione in quel momento era di menefreghismo, neanche di stupore, ma oggi che purtroppo sono recluso, ed è capitato anche a me di fare delle traduzioni, ho capito cosa si prova in quei frangenti.

Un detenuto viene spostato come un pacco che di solito movimentano i classici corrieri, la differenza è che al posto del pacco c’è una persona fatta di carne e ossa nella celletta. Proprio come nei film, compiere una traduzione comporta talune volte anche dei rischi per chi deve gestire la traduzione, i pericoli che incombono per le strade sono tanti, come sabotaggi, o il rischio di evasioni. Numerose sono state in tutto il mondo le fughe durante il tragitto.

Le emozioni che prova un detenuto nella traduzione sono come quelle che generalmente prova un cane rinchiuso in una gabbia al canile, l’aria a volte manca, senti solo odore di gasolio, rumori qua e là dalla carrozzeria del blindato, non riesci a vedere la strada e quindi sei costretto il più delle volte ad addormentarti per tutta la durata del viaggio. La traduzione d’estate è la più rognosa, il caldo asfissiante ti fa diventare un asciugamano inzuppato d’acqua, mentre d’inverno puoi diventare un ghiacciolo.

Il Covid ha permesso di introdurre in carcere la videoconferenza, e quindi in molti casi si sono dovute eliminare per un po’ le traduzioni per quanto concerne i trasferimenti in altri istituti, oppure per seguire un processo. Adesso che le cose sono migliorate si sono riprese le normali attività di traduzione.

Vi è anche la possibilità di essere tradotti in aereo o in traghetto (se la destinazione è una colonia penale in Sardegna ad esempio), in tutti i casi la prassi è molto semplice.

Un giorno prima l’Ufficio Matricola avvisa il detenuto, il quale ovviamente si preparerà con tutto l’occorrente per partire, gli viene dato uno zaino dove mettere vestiti e quant’altro fino ad un massimo di 3 kg, al che si viene scortati da agenti di polizia al furgone, da agenti in borghese in aeroporto o al porto se il trasferimento avviene in aereo o in nave. In questi casi i traghetti hanno cabine adibite al caso … con le sbarre, in aereo si sta in coda al vettore in “compagnia” degli agenti.

Certo in quei momenti ti senti osservato dagli altri passeggeri e immagini “chissà cosa penseranno...”, mentre su un furgone si è celati alla vista altrui.

Di traduzioni in generale ne avvengono a migliaia durante l’anno, per svariati motivi, ma forse si potrebbero migliorarne le condizioni di trasporto, perché un detenuto è una persona, non un pacco postale.

P. C.

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