Giovedì, 12 Settembre 2019 18:01

Garante detenuti Piemonte: La privazione della libertà non riguarda solo i detenuti

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L'audizione presso il Consiglio Regionale del Garante by Redazione Eta Beta L'audizione presso il Consiglio Regionale del Garante by Redazione Eta Beta

Quella che si è tenuta martedì 10 settembre a Palazzo Lascaris è stata una prima avvisaglia degli orientamenti che guideranno nel prossimo futuro i dibattiti e le decisioni del nuovo Consiglio Regionale sui temi della giustizia e del carcere.

L’occasione è stata la presentazione e discussione della relazione annuale del Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, Bruno Mellano, programmata all’interno dell’ottava seduta del nuovo Consiglio, insediatosi a luglio. Venti i minuti a disposizione del Garante per raccontare e fotografare, non solo un anno di lavoro e impegno, ma un iter lungo, al momento cinque anni, fatto di collaborazione con Amministrazione Penitenziaria, assessorati ed Enti, per far si che il carcere e l’espiazione della pena rispondono ai dettami costituzionali in ottica rieducativa e non meramente afflittiva.

Un tempo esiguo probabilmente per i presenti (molte le sedie della Giunta vuote), almeno per i nuovi eletti per poter avere un quadro esaustivo, ma che il Garante ha saputo ben sintetizzare dopo avere ricordato sia il quadro normativo di riferimento nazionale sia regionale e locale nel quale opera, ringraziando tutti i Garanti comunali piemontesi. “Il Piemonte è l’unica regione con un o una garante (dodici) comunale per ogni città sede di carcere” (tredici in quanto a Torino sono presenti la Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno” e l’Istituto penale per Minori “Ferrante Aporti”) e con una presenza femminile maggioritaria, il 67%.
Ricordando gli ambiti d’intervento/monitoraggio del proprio ruolo a tutela della dignità umana, in collaborazione con l’Ufficio del Garante Nazionale e i singoli garanti comunali, ha evidenziato come i luoghi e i modi della privazione della libertà in Piemonte scontino “una situazione difficile, anche per chi vi lavora”.

In merito all’esecuzione penale, sicuramente, la sfera d’interesse più, ma non la sola, identificabile con il Garante a oggi i numeri parlano di un “sovraffollamento strutturale” sia a livello nazionale che regionale. “Sono oltre 4.700 i detenuti nelle 13 carceri piemontesi, un dato in aumento negli ultimi dieci anni che si avvicina ai livelli di guardia del 2010 quando le persone ristrette erano oltre 5.000. In Italia superano le 60.000 unità, per una capienza dichiarata, secondo le statistiche ufficiali, pari a circa 50.500 posti. Questo numero non tiene conto delle chiusure parziali, o dell’inagibilità di alcune sezioni o padiglioni, portando la capienza effettiva a circa 47.500”. Una criticità che impatta fortemente con quella logistica e strutturale, rappresentativi i casi della Casa di Recusione “Giuseppe Montalto” di Alba (su 142 posti 109 non sono disponibili perché una parte dell’Istituto è ancora chiusa da inizio 2016 a seguito di un’epidemia di legionellosi), o degli istituti di Cuneo “un intero padiglione è chiuso per restauro da dieci anni” e Vercelli “dove per avviare i lavori di restauro c’è voluto l’intervento dell’ASL”.
Un’esecuzione penale e una popolazione ristretta quella piemontese che vedono “crescere il numero di detenuti attenzionati in regime particolare per affiliazione alla ‘ndrangheta e alla mafia. Sono due gli istituti in regione, Cuneo e Novara, con il regime del 41bis (il cosiddetto carcere duro), così come due sono le sezioni negli istituti con presenza femminile, Torino e Vercelli, per complessive 170 donne recluse (circa 134 a Torino). Sempre nel capoluogo è presente il “Ferrante Aporti”, che ospita una quarantina di minori reclusi, nonche l’ICAM, Istituto di Custodia Attenuata per Madri, con a oggi presenti 11 mamme e 13 bambini”. A sottolineare come il fenomeno dei suicidi in carcere sia sempre presente e la sanità rappresenti ancora una criticità, Mellano ha ricordato l’approccio collaborativo dell’Ufficio Garante con l’Amministrazione Penitenziaria e i vari assessorati come nel caso dell’istituzione del Tavolo interistituzionale di monitoraggio per la sanità penitenziaria o di un organismo di monitoraggio sugli atti di autolesionismo sia per la comunità penitenziaria adulta che per quella minore.
Non solo le criticità nella relazione, ma anche gli aspetti virtuosi, come “la formazione, o il lavoro, intesi quali elementi di vita all’interno del carcere ed elementi trattamentali imprescindibili”. Alcuni esempi messi in campo dalla regione e dagli enti nazionali e locali “lo Sportello lavoro dentro le 13 carceri piemontesi (uno sportello di politiche attive del lavoro e presa in carico) esperienza unica in Italia – che nel mese di ottobre sarò attivato - e che può incidere sulla recidiva, i Buoni Servizi Lavoro, i Cantieri Lavoro, i lavori di pubblica utilità e la Cassa delle Ammende”.

Esecuzione penale che non viene scontata solo “dentro le mura”, ma anche in esecuzione penale esterna, se in Piemonte sono oltre 8.000 i soggetti in carico presso l’UIEPE, in Italia sono 100.837. É bene ricordare che di questi la percentuale di cittadini stranieri è del 17,8%.

Cittadini stranieri ristretti o privati della libertà che non sono solo le persone recluse, ma anche quelle trattenute presso il Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) di corso Brunelleschi a Torino, dove negli scorsi giorni si sono registrati attimi di tensione. Situazione quella del CPR nel tempo “significativamente peggiorata a seguito del taglio del budget all’ente gestore e del conseguente forte ridimensionamento del personale dedicato. Una struttura che ha visto transitare nel corso dell’anno 1.147 persone e rimpatriarne 632, il 52% del totale, il dato più elevato in Italia dove la media dei rimpatri è del 43%, per una permanenza media di 52 giorni”.

Infine il Garante ha ricordato come la privazione della libertà non riguardi solo il carcere, i CPR ed i rimpatri forzati, ma anche le malattie mentali, parlando delle problematiche relative ai TSO (trattamenti sanitari obbligatori) e agli autori di reato affetti da disturbi mentali e socialmente pericolosi all’interno delle Rems (Residenze  per l’esecuzione di misure di sicurezza). In particolare sottolineando come in quest’ultimo caso “la progettazione con la Regione Piemonte abbbia funzionato bene, grazie all’attivazione di convenzioni con cliniche private, Bra e San Maurizio Canavese, che hanno dato risultati soddisfacenti in termini di turn-over e reinserimento”.

A seguire gli interventi dei consiglieri di maggioranza e opposizione per i quali, al di là delle differenze contenutistiche e programmatiche, l’auspicio è che tutti possano approfondire l’audizione leggendo le oltre 150 pagine della relazione dettagliata, e che la stessa possa rappresentare un lascito di semenze che si spera possano maturare.

La relazione annuale del Garante è scaricabile al link http://www.cr.piemonte.it/dwd/organismi/garante_detenuti/2019/relazione_garante_detenuti_18_19_ok.pdf

G. B.

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