Martedì, 27 Marzo 2018 14:41

Game over - Per un nuovo inizio: un progetto del Fondo Alberto e Angelica Musy

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“Insieme per dare vita alla speranza”. Mercoledì 21 marzo 2018 alle 10:30 è andato in scena, presso il teatro della Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno” di Torino, uno spettacolo in memoria di Alberto Musy. Con la partecipazione di Elisabetta Baro, Franco Carapelle e del cantante rap Alp King.

La tematica dell’evento si è incentrata sul concetto di offrire una seconda possibilità a chi ha sbagliato. Sbagliare e fallire fanno parte dell’esperienza di ciascuno, in ogni ambito della vita e a volte provare a ricominciare è davvero difficile, ma non impossibile!
All’incontro erano presenti: Angelica Musy vedova di Alberto Musy, circa una cinquantina di ragazzi di un Liceo torinese, il Direttore della Casa Circondariale di Torino Domenico Minervini, il Presidente della fondazione “Ufficio Pio di San Paolo” Nanni Tosco, la Garante dei diritti dei detenuti di Torino Monica Cristina Gallo e i detenuti del Polo Universitario, con la loro educatrice di riferimento Arianna Balma.
Lo spettacolo teatrale racconta, con la voce di Elisabetta Baro, la vita di Alberto Musy Avvocato, Professore Universitario, Consigliere Comunale a Torino, scomparso nell’ottobre del 2013. Angelica e le sue tre figlie, decidono di creare subito dopo la sua morte un fondo solidale per mantenere vivo quel fuoco che spingeva Alberto a mettersi a disposizione della sua città, rivolto a persone bisognose e in particolare a coloro che mentre scontano la condanna, scelgono di dedicarsi agli studi universitari.
Questo fondo offre agli studenti detenuti delle borse lavoro, che permettono loro, di mettere a frutto le competenze maturate negli anni accademici, aiutandoli a reinserirsi, dopo aver scontato la propria pena detentiva. Riducendo significativamente il rischio di far compiere loro nuovi crimini.

L’obbiettivo della mattinata e sorridere e allo stesso tempo far riflettere. Si parte con un pezzo musicale del cantante rap Alp King che scalda subito l’atmosfera tra i presenti in sala. Dopo di che, viene chiamato in causa il Direttore dell’istituto, Domenico Minervini che spiega ai presenti quali sono i principali reati per cui si viene arrestati: ”Lo spaccio domina, a ruota vengono i reati contro il patrimonio (furti e rapine)”. Successivamente gli viene chiesto: quali e quante siano le persone che lavorano al suo fianco in carcere? “Ci sono varie figure, il 90% del personale è composto dalla Polizia Penitenziaria che oltre a vigilare al contrario del passato, adesso partecipa attivamente ai vari progetti proposti alla popolazione detenuta. Il restante 10% è formato da educatori ministeriali, operatori sanitari (dottori, infermieri ,operatrici) gestiti direttamente dall’ASL di Torino e infine volontari e mediatori culturali. Prosegue parlando della sua figura professionale: ”Il Direttore deve coordinare tutte queste figure, ed è un grande impegno e una complicata responsabilità, perché deve favorire e armonizzare il dialogo di tutte queste figure professionali ”. Aggiunge ancora: ”La vita di un detenuto può cambiare anche a secondo dell’istituto dove va a finire. La mia missione è quella di rendere il carcere più umano attraverso le attività trattamentali, la pena deve essere utile e piena di contenuti, inoltre deve proiettarsi all’esterno, tramite le misure alternative (art.21, semi-libertà), per far questo, bisogna potenziare le presenze all’esterno, quindi c’è bisogno di una concreta collaborazione tra direzione e società civile tutta”.

Lo spettacolo continua con la voce di Elisabetta, che racconta la prima parte della storia di Alberto, dove scopriamo un’infanzia serena, spensierata e addirittura per certi tratti ribelle, che rivela uno studente affamato di conoscenza, amante del tennis, dei Lego e dello sci.

In seguito si passa all’intervista dell’educatrice ministeriale Arianna Balma figura di riferimento degli studenti detenuti, che racconta il progetto del Polo Universitario: “Nato nel 1998, per volere dell’Amministrazione Penitenziaria, dell’ UEPE, dell’Università degli studi di Torino e con l’importante contributo economico della banca San Paolo. Ci sono varie attività scolastiche all’interno dell’istituto che vanno dai corsi di alfabetizzazione fino all’università. Per una giusta e corretta rieducazione del reo, è necessario anche un inserimento lavorativo, perché spesso in carcere ci finiscono persone con gravi disagi economici, quindi ritengo fondamentali le attività lavorative dell’Amministrazione Penitenziaria, come la convenzione con l’AMIAT che offre ad alcuni detenuti in regime di misura alternativa alla detenzione (art. 21), un lavoro socialmente utile, permettendo così ai detenuti di restituire qualcosa di concreto e utile alla società, per arrivare alle cooperative che collaborano con noi anche esternamente”.

Si prosegue con l’intervista ad Angelica Musy, seguita dalla seconda parte dello spettacolo sulla vita di suo marito Alberto Musy. Gira il mondo con amici e famiglia, si laurea in Giurisprudenza e inizia un praticantato in uno studio. Frequenta l’Erasmus qui a Torino e poi decide di partire per l’America. Al suo ritorno incontra la sua dolce metà Angelica ancora studentessa, ad una conferenza, ciò che li accomuna sono la stessa passione e lo stesso sguardo ardente per la vita in particolare per quella pubblica. Lei parte per l’America e una volta ritornata in Italia decidono di sposarsi.

Parte un intermezzo musicale di Alp King con una pedana musicale suonata direttamente da lui, per passare successivamente all’intervista della Garante dei diritti per i detenuti del comune di Torino Monica Cristina Gallo. Le viene chiesto: in cosa consista la sua figura? Risponde: “Consiste, innanzitutto nel non far dimenticare i detenuti e nel tutelare i loro diritti fondamentali. Visito tutti i vari istituti di mia competenza e svolgo dei colloqui individuali con i detenuti che ne hanno bisogno, in modo da collaborare con le istituzioni dentro e fuori dal carcere per risolvere i loro problemi. Ritengo che in Italia manchi la giustizia riparativa, che è fondamentale per sanare il danno causato alle vittime”.

Elisabetta ci racconta la terza e ultima parte della vita di Alberto, dove scopriamo che lui e Angelica vanno in America e una volta tornati in Italia diventano genitori di due gemelline. Alberto nel frattempo si candida a Sindaco di Torino con un progetto nuovo, ma non riesce nel suo intento anche se entra a far parte dell’amministrazione comunale, dopo di che nasce la sua terza figlia.
Il 21 marzo del 2012 alle ore 08:00 Alberto viene colpito da 5 colpi di pistola, non molla subito e cerca di lottare fino alla fine, ma dopo diciannove mesi, senza aver mai ripreso conoscenza, muore, il 22 ottobre del 2013.
Angelica fortunatamente non è sola e con l’appoggio delle sue figlie, dei parenti e degli amici si fa forza, lei crede fermamente, che si possa vivere in maniera diversa e dignitosa e con l’istituzione della Fondazione proprio questo cerca di far capire. Non mollate ce la potete fare. Spinta dal ricordo di suo marito trasforma la fondazione in un fondo per persone bisognose in sua memoria.

Lo spettacolo deve andare avanti e viene chiamato R., uno degli studenti detenuti del polo universitario al quale viene fatta una domanda semplice ma allo stesso tempo molto significativa
Il regista: “Com’è la vita in carcere con un obbiettivo come studiare per laurearsi?”
R.”Le attività come lo studio, rendono tutto più sopportabile e danno senso al tempo passato qui dentro, altrimenti senza far nulla, sarebbe un non vivere. É importantissimo incrementare le attività che possono servire per sviluppare qualsiasi tipo di risorse umane”.

Finita la testimonianza di R. si passa alle domande curiose dei ragazzi del Liceo.
Esistono casi in cui vengono condannate persone innocenti? Risponde il Direttore: “Questo oggi non è il problema principale delle nostre carceri, ma quando accade è gravissimo”.
Domanda rivolta sempre al Direttore: Quali sono le misure che usa per equilibrare il suo istituto? Direttore: “Innanzitutto per trovare il giusto equilibrio c’è bisogno di usare la disciplina con un valore educativo”.
I liceali: Riguardo ai benefici per uscire cosa ne pensa? Direttore: “Ci sono molteplici possibilità come: i permessi premio, l’art. 21 esterno e la semilibertà, che hanno tempi e modi decisi dalla Direzione e dalla Magistratura in base alle condanne e ai reati commessi”.
E ancora i liceali: “Come lo vedete il futuro fuori di qua? Risponde R. studente detenuto: ”Difficile, ma non impossibile”. Il dottor Minervini aggiunge: “Noi come istituzione dobbiamo aiutarli a combattere i molti pregiudizi che un detenuto incontra quando esce, soprattutto sul piano lavorativo. Bisogna crederci…”.
Domanda dei ragazzi del liceo: Come siete divisi all’interno del carcere? Risponde G. studente detenuto: “Ci sono diverse tipologie di reati e diversi livelli di sicurezza all’interno dei penitenziari, che vanno in base alla gravità e tipologia del reato commesso”.
I ragazzi del liceo: Ci sono delle restrizioni anche per le famiglie dei detenuti? Il direttore: “Ci sono stati dei cambiamenti dal 2009, ad esempio sono stati potenziati i colloqui, dando alle famiglie la possibilità di venire a trovare i propri cari anche la Domenica, o ancora, inserendo orari fino al pomeriggio tardi per agevolare i familiari in base ai loro impegni quotidiani”.
I ragazzi del liceo per il Direttore: Cosa ci dice riguardo le attività trattamentali? Il Direttore: “Le attività trattamentali vengono date a tutti e servono ai detenuti per riflettere. In questo caso sono tanti quelli da cui si riesce a tirar fuori qualcosa di buono”.

Successivamente si passa ad una breve intervista alla Garante dei diritti per i detenuti di Torino che spiega: “Ci sono tre enti principali per garantire i diritti ai detenuti quello comunale, regionale e nazionale, che collaborano e interagiscono tra loro per i bisogni del recluso”.
L’ultima domanda concessa ai ragazzi del liceo e per gli studenti detenuti: “C’è solidarietà tra detenuti?”
Risponde M. studente detenuto: “Si c’è parecchia solidarietà, ringrazio la vedova Musy, per quello che fa per noi, io sono uno di quelli che usufruisce della borsa lavoro”.

Finite le domande si passa alla chiusura dell’evento con un pezzo di Alp King che ci fa ascoltare la sua musica particolare, chiedendo tre quattro parole a noi del pubblico e facendoci sopra un breve pezzo improvvisato al momento da lui, molto bravo e divertente.
Ci si saluta lasciandosi dietro mille sorrisi, nella speranza di esser riusciti a farci conoscere meglio facendo cadere qualcuno di quei luoghi comuni che ci accompagnano, oggi abbiamo avuto l’occasione di confrontarci con la nuova generazione, loro sono il futuro del nostro paese e possono essere i nostri migliori e veritieri portavoce, oltre queste mura, ciao ragazzi vi auguro una buona vita…
Ringraziamo tutti coloro che hanno partecipato a questo spettacolo e che credono in noi dandoci fiducia e speranza…

Per conoscere le attività del Fondo Alberto e Angelica Musy: http://fondomusy.it

C. D. B.

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