Venerdì, 18 Maggio 2018 14:09

Confini, sicurezza e diritti umani: quali garanzie nei CPR

Vota questo articolo
(0 Voti)

Incertezza politica, riforme in attesa di essere approvate o cestinate definitivamente, “suggerimenti” europei, paure per fenomeni migratori che generano richiesta di sicurezza, sono tempi difficili per questioni come l’immigrazione e la giustizia, e spesso lo sguardo si rivolge altrove rispetto al presente.

A provare a riportare la visione su quello che attualmente esiste, sulle criticità e su quanto fatto dopo la trasformazione degli ex CIE in CPR in tema di immigrazione irregolare ha provato il Garante delle persone sottoposte a misure della libertà della Regione Piemonte Bruno Mellano. L’occasione l’appuntamento del Salone Internazionale del Libro di Torino “Confini, sicurezza e diritti umani: quali garanzie nei Centri di permanenza per il rimpatrio” tenutosi venerdì 11 maggio, con gli interventi di Raffaella Fontana Dirigente Ufficio Stranieri Questura di Torino, Nino Boeti Presidente Consiglio Regionale Piemonte, Laura Scomparin Direttrice del dipartimento di Giurisprudenza e ordinaria di diritto processuale penale all’Università degli studi di Torino e il Garante Nazione dei diritti delle persone private della libertà Mauro Palma.

A sottolineare la differenza rispetto al passato l’intervento di Raffaella Fontana “Negli ultimi anni lo sforzo è stato grande siamo riusciti a permettere la presenza di cinque, sei mediatori culturali che garantiscono la copertura di quindici, sedici idiomi, oltre a fare in modo che nel CPR di Torino siano presenti interpreti, avvocati e un presidio sanitario”. Un cambiamento espresso anche dalla testimonianza del Presidente del Consiglio Regionale piemontese: “Avevo visitato l’ex CIE molto tempo fa e la situazione non era straordinaria. Ultimamente mi pare migliorata, anche se tra le problematiche maggiori credo rimanga il nodo del tempo di permanenza degli ospiti. Non bisogna mai smettere di ricordare ed auspicare che l’Italia deve essere un paese accogliente”.

Una trasformazione quella introdotta dal Decreto Minniti-Orlando che non risolve però molte criticità di carattere legale come evidenzia Laura Scomparin: “Nell’attuale normativa persiste un elemento critico. Quello della detenzione amministrativa. I migranti nei CPR sono detenuti, per non dirlo si usa la locuzione trattenuti. Questo concetto, il trattenimento, per un giurista però non esiste. Il quadro normativo attuale pare essere poco razionale, in quanto la detenzione dovrebbe sempre riferirsi all’articolo 13 della Costituzione - non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell'autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge -, ed il trattenimento risponde soprattutto a circolari. Questa è una verità tecnica, in questo caso l’Italia viola i diritti”. Criticità non esclusivamente di carattere giuridico quelle riportate dal Garante Nazionale Mauro Palma: “Rispetto al 1995 – anno di promulgazione del Testo Unico sull’Immigrazione - il Decreto Minniti-Orlando cerca di rispondere a un’infrazione europea. L’UE chiedeva quanto meno l’aumento dei luoghi predisposti – con il conseguente incremento delle persone identificabili - per il riconoscimento, prevedendo l’istituzione di almeno un centro in ogni regione. A un anno dal Decreto quelli attivi sono solo cinque. Uno a Torino, poi a Bari, Brindisi, Roma Ponte Galeria e Potenza. Caltanisetta è al momento chiuso, Gradisca deve riaprire a breve, come a Macomer è stata preannunciata la conversione in CPR di un carcere. Ebbene l’impressione complessiva è quella che se non bisogna esservi trattenuti per motivi validi è meglio essere trasferiti in carcere. A Torino il cosiddetto “’ospedaletto” è al di sotto di qualsiasi standard europeo, la struttura, non la professionalità degli operatori, mentre a Ponte Galeria, l’unico CPR dedicato all’accoglienza di donne, la situazione è di generale fatiscenza (la parte maschile è stata chiusa) ed è tale che, ad esempio, i bagni della stessa sono ricoperti da nuvole di zanzare. Mi pare di poter dire che se il principio ispiratore fosse quello di fare in modo che i CPR non fossero uguali al carcere lo stesso sia stato tradito. Durante le attività di vigilanza dell’Ufficio quello che è emerso e credo debba essere ricordato e che in questi luoghi bisogna che l'Italia riesca a evitare la contemporanea presenza nelle stesse strutture di persone con sanzioni penali e ospiti con solo sanzioni amministrative: questa commistione è stata fortemente critica dalla CEDU. Per quanto riguarda gli hotspot, dove i migranti irregolari dovrebbero rimanere per il periodo necessario all’identificazione si è passati dalle 65969 presenze del 2016 a 40534 nel 2017, ma in alcuni casi le persone sono state trattenute per oltre un mese, inoltre rispetto ai CPR dove almeno è attivo il Giudice di Pace, qui si segnala invece un vuoto legislativo. Infine merita una riflessione il costo dei rimpatri (voli affittati, scorte, per ogni persona rimpatriata bisogna aggiungerne almeno altre due) e sulle ipotesi di rimpatri di massa che si stanno proponendo. Forse si potrebbe spendere meno e meglio”.

A dare importanza su come il cammino sia ancora probabilmente lungo per migliorare le condizioni nei CPR è stato Luca Falsone in rappresentanza del gruppo di studenti che con lo IUC in collaborazione con l’Università di Torino e quella del Piemonte Orientale ha attivato un percorso di “Clinica legale”. Progetto che, anche grazie alla collaborazione con i garanti regionale Bruno Mellano e del Comune di Torino Monica Cristina Gallo, ha permesso ad un gruppo di studenti di effettuare una ricerca sul CPR di Torino focalizzata sul diritto alla salute partendo da una visita ispettiva alla struttura di corso Brunelleschi e da interviste a persone interessate e coinvolte. Dove emerge come lo stato dell’arte non possa definirsi roseo visto l’abuso di sonniferi e psicofarmaci, la presenza di atti di autolesionismo e di “oggettivazione del corpo, utilizzato come mezzo per uscire”.

Redazione

Letto 510 volte
Emergenza o libertà  - Rivista n° 14 (Marzo 2020)

abbonamento

Salva

Salva

Salva

+ POPOLARI

  • Emergenza o libertà +

    Emergenza o libertà

    Il carcere in tempo di coronavirus. Un tempo difficile e

    Read More
  • Carcere Lorusso e Cutugno: I.C.A.M. “La madre e il suo principe” +

    Carcere Lorusso e Cutugno: I.C.A.M. “La madre e il suo principe”

    Diversità, prospettive, ordine, incontro, umanità … e una fiaba rom. Sono

    Read More
  • Carcere di Torino: Covid19, non siete soli +

    Carcere di Torino: Covid19, non siete soli

    Con la speranza che un’azione tempestiva per la riduzione significativa

    Read More
  • 1

Letter@21 © Eta Beta S.C.S. - L.go Dora Voghera, 22  - 10153 Torino
Tel. 011.81.00.228 - Fax 011.81.00.250
E-mail: lettera21@etabeta.it

© 2015 Your Company. All Rights Reserved. Designed By JoomShaper

Letter@21 è un supplemento di Magazine Eta Beta
Testata telematica e periodica registrata presso il Tribunale di Torino
n.173/2016 RG n. 4564/2016 - La redazione

Sostieni Letter@21 con una donazione
Puoi donare in modo protetto e sicuro direttamente da questa pagina tramite PayPal.

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili. Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta il loro utilizzo Per saperne di più