Mercoledì, 19 Luglio 2017 07:00

Assassini in fuga: l'hit dell'estate 2017

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Ogni estate ha il suo tormentone, non ci riferiamo alla hit più ascoltata e più ballata della stagione, ma all’argomento da bar più discusso, quello che più polarizza le opinioni e che è il più trattato nei talk show.

Il podio dell’estate 2017 va sicuramente al tema immigrati che occupa ormai stabilmente le prime pagine di tutti i quotidiani. Al secondo posto il tema evasioni dal carcere, perché a leggere i titoli di molti giornali (per non parlare di certi programmi TV) sembra che in carcere non ci stia più nessuno, viste le continue fughe di temibili criminali fino a creare una, presunta, emergenza evasioni.
Ad esempio La Stampa del 10 luglio 2017 titolava: “Tre assassini in fuga. L’incubo dell’estate italiana” e con toni a dir poco apocalittici veniva raccontato l’allontanamento di detenuti che usufruivano di permessi premio o misure alternative. Anzi a essere precisi di due detenuti e di un ricercato. Quello cha a noi interessa qui non sono le motivazioni del perché o come sia possibile, ma analizzare dei dati oggettivi così da poter avere gli strumenti per crearci un’opinione più vicina alla realtà.
Partiamo dai numeri forniti dall’articolo sopra citato. Si parla, riferite al 2016, di 114 evasioni, di cui 6 dal carcere (ossia il classico buco o le lenzuola appese alla finestra), 34 dai permessi premio, 14 dalla semilibertà e 37 con dei mancati rientri. Sembrano tanti? Sembrano pochi? Questo l’articolo non lo dà a sapere visto che espone solo i dati in termini assoluti quantitativi e non in termini qualitativi o percentuali rispetto al numero di persone che quotidianamente escono, e rientrano, in carcere.
Così consultando il sito del Ministero della Giustizia, nella sezione statistiche, si reperiscono moltissime interessanti informazioni, ed è possibile scoprire la percentuale rappresentata dai 114 evasi, anzi i 108 togliendo i “veri fuggitivi”, rispetto alla platea di coloro che usufruiscono di misure alternative e permessi premio.
Secondo il Ministero, al 31 dicembre 2016 coloro che usufruivano di misure alternative erano 33.827 di cui 12.811 in affidamento in prova, 756 in semilibertà, 9857 in detenzione domiciliare, 6.447 impiegati in lavoro di pubblica utilità, 3.794 in libertà vigilata, 157 in libertà controllata e 5 in semidetenzione. Se sottraiamo dal totale quelli impegnati nei lavori di pubblica utilità visto che per lo più sono soggetti che scontano delle violazioni del codice della strada, arriviamo a 27.380 persone in misura alternativa. Bene prendiamo ora gli evasi (prendiamo metaforicamente..) e sottraiamo dal totale gli emuli di Clint Eastwood in Fuga da Alcatraz e quelli scomparsi dopo un permesso (non, non li abbandoniamo, li consideriamo più tardi) e arriviamo a 74 soggetti che nel 2016 si sono dati alla macchia. Ebbene sapete che percentuale rappresentano rispetto a tutti coloro che quotidianamente tornano a citofonare al carcere per rientrare? Lo 0,27%, si avete capito bene, neanche 1/3 dell’1%! E rispetto a chi usufruisce de permessi premio? Ebbene sempre dai dati del Ministero si scopre che i permessi concessi nel primo semestre 2016 sono stati 14.869 e di questi gli evasi sono stati 34, ossia lo 0,23%, ancora meno di quelli in misura alternativa.
Ora, una domanda è d’obbligo, questi dati sono tali da giustificare l’incubo dell’estate italiana?

Ci piacerebbe conoscere il vostro pensiero, attraverso un commento.

(D. G.)

Crediti immagine: Photo by Jamie Dench on Unsplash

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