Martedì, 01 Giugno 2021 17:01

Relazione Garante Città di Torino 2020

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Venerdì 4 Giugno alle ore 16:00 in P.zza Castello si terrà una manifestazione in ricordo di Moussa Balde, il giovane migrante guineano recentemente suicidatosi all’interno dei così detti “ospedaletti” del C.P.R. di C.so Brunelleschi a Torino. 

Moussa era qui trattenuto in quanto cittadino straniero irregolare, senza che il suo nome, o la sua storia potessero in qualche modo diventare parte integrante per capirne la persona. Il 9 maggio era stato selvaggiamente picchiato a Ventimiglia, da tre italiani e forse se si fosse tenuto conto di questo, non solo, ma anche, la sua storia avrebbe potuto essere diversa. 

E proprio con un video e con l’invito ad essere presenti all’iniziativa, si è aperta la presentazione della Relazione Annuale della Garante dei diritti delle persone private della libertà personale della Città di Torino Monica Cristina Gallo davanti alle Commissioni Legalità - Diritti e Pari Opportunità - Conferenza dei Capigruppo, riunite in modalità a distanza, venerdì 28 maggio. Un incipit dedicato alla detenzione amministrativa che durante il periodo dell’emergenza sanitaria ha visto mutare in parte il monitoraggio dell’Ufficio (4 visite nel corso del 2020, numero inferiore rispetto al passato) e generato cambiamenti nella gestione del funzionamento del centro stesso. Si è infatti assistito ad un maggior numero di persone trattenute, provenienti dalla libertà (essendo incluse, in questa categoria, le persone provenienti dalle navi quarantena). Analizzando le presenze a livello quantitativo nei 12 mesi del 2020 dopo una prima decrescita corrispondente alla fase più emergenziale della pandemia, sono tornati subito a salire sia gli ingressi sia i rimpatri. Numeri quelli del C.P.R. (791 i trattenuti complessivi presenti nel centro, 252 i rilasciati e 461 i rimpatriati) dietro i quali, è bene ricordarlo sempre, ci sono nomi, storie, ci sono persone e non semplici dati statistici. Persone che hanno evidenziato un sempre maggiore disorientamento all’adattamento alla nuova quotidianità detentiva imposta dal Covid-19, testimoniato dall’aumento dei casi di autolesionismo e dal persistere delle criticità legate alla mancanza di personale sanitario (nonostante la volontà dell’Ente gestore di incrementare il personale) o alla scarsa conoscenza delle lingue e delle procedure. Acuito dalla sospensione dei colloqui visivi con familiari e persone provenienti dall’esterno, ad eccezione degli avvocati. Eppure il trend dei rimpatri non muta “confermando la possibilità di rimpatriare circa la metà dei trattenuti complessivamente presenti in un anno”, dato, questo, che ci sembra debba far riflettere profondamente sull’efficacia degli stessi centri. 

Se non mancano le novità nella relazione della garante a livello di contributi esterni alle oltre 200 pagine del report, le criticità continuano a rispecchiare e a richiamare le relazioni degli anni precedenti, anche qui in alcuni casi acuite dall’emergenza sanitaria. Pandemia che se da un lato ha favorito l’introduzione della tecnologia all’interno della Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno” in merito ai colloqui (videochiamate), dall’altro, ci permettiamo di ricordare, ha significato per la popolazione detenuta la sospensione dei colloqui veri e propri con i propri cari. 

Sovraffollamento, carenza di personale e criticità strutturali continuano a permanere. I funzionari giuridici – pedagogici si trovano a dover gestire 120 persone ciascuno, in servizio sono 32 i sovrintendenti rispetto ai 127 inseriti in pianta organica, così come sono 18 gli ispettori rispetto ai 106 previsti. Il tasso di sovraffollamento ha oscillato intorno 130%, toccando punte del 150%. Sul fronte delle carenze strutturali appare sempre più evidente la marginalizzazione del reparto Sestante (osservazione psichiatrica) che per poter essere un luogo “non privo di dignità” per chi vi è ospitato non può più rimandare le opere di ristrutturazione. Continuano a rimanere limitate le opportunità in merito alla formazione professionale o all’accesso al lavoro per la Sezione femminile. Senza dimenticare le esigenze sanitarie a cui non si riesce a dare adeguata risposta dagli esami preventivi (come il pap-test) alle figure mediche non presenti (cardiologo, ortopedico, oculista, gastroenterologo). 

Le pagine della Relazione non mancano di parlare naturalmente di quanto fatto e di quanto vi è di positivo all’interno del carcere, soffermandosi quindi sui progetti avviati dall’Ufficio nel 2020 a sui 444 colloqui comunque sostenuti in carcere. Infine da sottolineare l’esito della campagna vaccinale intrapresa tra il 4 e il 19 maggio 2021 su base volontaria che ha visto aderire 919 detenuti su 1349.

G. B.

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