Giovedì, 04 Febbraio 2016 16:09

La corRispondenza 2.0

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Se scrivessimo “Corrispondenza” nel motore di ricerca di Google troveremmo una miriade di pagine che rimandano ai link più disparati.

Probabilmente, in questo periodo, in cima alla classifica delle pagine web troveremmo “La Corrispondenza” di Giuseppe Tornatore, la nuova pellicola del regista siciliano che, dopo Nuovo Cinema Paradiso, Baarìa e la Migliore Offerta è presentesul grande schermo con un’opera che pur essendo una storia d’amore è anche una storia di comunicazione tra vecchi metodi, la corrispondenza appunto, e nuove forme, sms, email, video e poco pochissimo contatto diretto.
Non possiamo nascondere che il fascino della “questione romantica” non è l’unica motivazione che ci spinge a trattare della corrispondenza, non siamo nella condizione del protagonista ma anche noi comunichiamo con le persone che amiamo in modo molto mediato.
Muovendo i passi dalla condizione che ci contraddistingue, condottieri della comunicazione intramuraria con “fissa” dimora in luoghi isolati dal mondo esterno, ritroviamo nel film di Tornatore, lo spunto per riproporre l’argomento della diversa corrispondenza nei “ritrovi penitenziari”. La situazione, agli albori del 2016, prevede ancora il monopolio del francobollo prioritario che, tra ritardi vari, integrazioni tariffarie e scarsa offerta da parte degli emissari, finisce sempre con il creare qualche disagio.Sembrerebbe quasi un pretesto e invece c’è di più, la multietnicità culturale della popolazione che affolla questi ritrovi penitenziari, a volte, porta chi scrive a non sapere compilare la classica busta ritrovandosi di conseguenza in quelle condizioni tipiche da film commedia all’italiana in cui il mittente diventa anche destinatario della missiva!
Chiaramente di questa tematica romantica, il movente dell’errore è l’aspetto più comico, ma se a questo aggiungiamo che la variegata popolazione di un carcere, vuoi per estrazione sociale o per cultura differente - molte non hanno ricevuto un’adeguata formazione scolastica - non riesce a scrivere una lettera da sola, finendo per rivolgendosi a terze persone, oppure che molte persone recluse non vedono la famiglia da moltissimi anni e che i loro contatti, nella migliore delle ipotesi, sono limitati ad una telefonata settimanale di 10 minuti, ecco che il romanticismo insieme alla comicità perde il proprio charme trasformandosi nella desolazione più assoluta.
Di soluzioni in materia c’è ne sarebbero, con l’avvento della nuova era tecnologica si stanno manifestando da più parti nuove proposte e forme di comunicazione che però, malgrado la buona volontà, rischiano di perdersi tra i meandri della burocrazia.
Per coloro che hanno colloqui regolari, telefonate regolari e fiumi di parole scritte nottetempo quanto aiuterebbe poter essere presente, seppur virtualmente agli incontri con gli insegnanti dei propri figli? Quanto potrebbe riavvicinare nel dialogo e negli affetti poter rivedere da lontano gli ambienti del quotidiano dei propri cari?
Ci si interroga su cosa serva per accorciare quelle distanze chilometriche e tecnologiche che caratterizzano il dentro dal fuori e che inevitabilmente ci fanno sentire lontani dal mondo virtuale.

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