Venerdì, 14 Settembre 2018 15:05

Meno reati più detenuti e in carcere si continua a morire

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Meno reati più detenuti e in carcere si continua a morire by Ichigo121212 @pixabay.com - CC0 Creative Commons

I dati relativi alla situazione carceraria dei primi due terzi del 2018 evidenziano come un’emergenza sicurezza e stranieri si fondino su percezioni errate. Quello che però continua a non diminuire, oltre il numero dei reclusi, sono le morti in carcere.

Nel 2018 sino al 14 settembre come riporta il dossier “Morire di carcere” di Ristretti Orizzonti, i suicidi sono stati diciotto nelle carceri del Nord Italia. Quattro in Liguria, due in Piemonte, nove in Lombardia, tre in Friuli Venezia Giulia. Dodici i suicidi nelle carceri del Centro Italia: due in Toscana, uno in Sardegna, uno nelle Marche, quattro nel Lazio, due in Emilia Romagna e altrettanti in Abruzzo. Al Sud si registrano i restanti dodici casi: cinque in Campania, uno in Calabria, quattro in Puglia e due in Sicilia. Quasi il 10% sono donne, 20 italiani e 22 stranieri. Ma i decessi in carcere non si limitano ai suicidi, ci sono anche le morti per malattie, o per cause da accertare che portano il numero totale delle morti in carcere a 74 da inizio 2018 a oggi, erano 71 nello stesso periodo del 2017, 3 in più, con un aumento del 4,2%.
Sono questi numeri, 42 suicidi (uno in meno rispetto allo stesso periodo del 2017) e 32 morti per malattia o cause da accertare, a segnalare alcune criticità delle carceri italiane, insieme a quelli della statistica ufficiale dei ministeri della Giustizia e dell’Interno. Dove emerge con forza come alla diminuzione dei reati corrisponde un aumento dei detenuti.
Nei primi otto mesi del 2018 il dato complessivo delle persone recluse secondo le statistiche diffuse dal Ministero della Giustizia ha raggiunto quota 59.135, erano 57.393 al 31 agosto 2017, più 1.742 detenuti in 12 mesi, cifra che supera di 8.513 unità la capienza regolamentare degli Istituti penitenziari italiani rilevata alla fine di agosto 2018, era di 6.892 nel 2017. Indicando quindi un aumento del sovraffollamento. A Ferragosto il consueto Dossier del Viminale comparando l’andamento della delittuosità per i periodi compresi tra 1° agosto 2016 - 31 luglio 2017 e 1° agosto 2017 – 31 luglio 2018 (anche se con la nota dati non consolidati), registrava un vistoso calo per tutte le voci monitorate. Con la diminuzione dei delitti passati da 2.453.872 a 2.240.210, degli omicidi da 371 a 319, delle rapine da 31.904 a 28.390 e dei furti da 1.302.636 a 1.189.499. Logica vorrebbe che se da una parte calano i reati dall’altra anche il numero dei detenuti debba diminuire nel tempo.

A sostenere il non rapporto di proporzione diretta tra reati e detenuti è anche un altro dato contenuto nel Pre Rapporto dell’Associazione Antigone sulla situazione delle carceri italiane nei primi sei mesi del 2018. Nonostante la diminuzione degli ingressi in carcere dalla libertà, 24.380 rispetto ai 25.144 del primo semestre 2017 (appunto) continuano ad aumentare i detenuti “Segno di una stasi nel numero degli arresti, della maggiore durata della condizione di persona in custodia cautelare, di pene inflitte più lunghe, di un basso investimento nelle misure alternative”. Al contempo quello che emerge dalla lettura del rapporto di Antigone è un’emergenza stranieri che non esiste. Analizzando i dati del Ministero della Giustizia al 31 agosto 2018 la percentuale di detenuti stranieri 35,45% è pressoché invariata rispetto al 2017 quando era 35,99%, anzi in minima flessione. Inoltre Antigone segnala come “il tasso di detenzione degli stranieri in Italia è diminuito di oltre 2 volte negli ultimi 10 anni. I detenuti stranieri sono addirittura diminuiti in termini assoluti rispetto al 2008 e l’inclusione paga, garantisce sicurezza, rendendo una comunità parte integrante dell’economia e della società italiana. In cinque anni sono 1.103 i rumeni detenuti in meno. Inoltre è straniero il 44.64% dei detenuti cui è stata inflitta una pena inferiore a un anno (e dunque per reati di scarsa gravità) e solo il 5,6% degli ergastolani (che sono complessivamente 1.726)”.
Numeri che sembrerebbero indicare un orientamento maggiormente securitario, tanto più che sempre nel Pre Rapporto di Antigone risultano “21.807 i detenuti che devono scontare una pena inferiore ai 3 anni ed il 33,4% dei detenuti è in custodia cautelare”. Oltre ventunmila detenuti che potrebbero beneficiare di misure alternative alla detenzione: a fine giugno erano 28.621 i detenuti in misura alternativa: 16.554 in affidamento in prova al servizio sociale, 11.159 in detenzione domiciliare, 908 in semilibertà, mentre 13.785 le persone soggette alla messa alla prova.
Esaminando poi alcuni aspetti strettamente correlati alla vita detentiva, frutto delle visite dell’Associazione presso i vari Istituti penitenziari, si intuisce come siano numerose le criticità riguardanti la vita, la salute, il lavoro e, la formazione dentro il carcere. Sono 62 (al 31 agosto 2018 Dati Ministero della Giustizia) i bambini al seguito delle proprie madri detenute ristretti. “Nel 20% delle carceri visitate, in alcune celle non era garantito uno spazio di 3 metri quadri a detenuto. Nel 73,3% dei casi, a differenza di quanto prevede la legge, i giovani adulti (meno di 25 anni) non erano separati dagli adulti, così favorendo processi di adesione a percorsi criminali strutturati. Nel 63,3% delle carceri sono state riscontrate celle senza doccia, al contrario di quanto prevede la legge. Nell’75,9% dei casi mancano luoghi di culto per i detenuti non cattolici. Nel 33,3% dei casi il direttore è responsabile di più di un carcere. Negli istituti visitati la presenza media di educatori è pari a uno ogni 68,9 detenuti. Nel 75% dei casi la cartella clinica era scritta a mano e non digitalizzata e spazi dedicati ai detenuti disabili mancavano nel 60,7% delle visite. A lavorare per ditte private o soggetti esterni erano il 3% dei detenuti”.

 G. B.

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