Venerdì, 18 Maggio 2018 17:19

Nonostante tutto, non mi sembra ancora vero.

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Nonostante tutto, non mi sembra ancora vero. Redazione ETA BETA SCS

L’attesa è stata straziante, mancava solo l’autorizzazione del Magistrato, che è arrivata, tramite notifica, il giorno prima dell’inizio del Salone Internazionale del Libro 2018, dove dal dieci al quattordici maggio mi dovrò recare in articolo ventuno esterno, per lavorare presso lo stand della cooperativa Eta Beta.

L’ansia è tanta, mi sveglio con il canto del gallo e corro subito alla finestra, per capire quale sarà la situazione atmosferica della giornata, il cielo promette bene. Ancora insonnolito mi preparo un’abbondante tazza di caffè che sorseggio scrutando l’orizzonte. I pensieri, i dubbi e le incertezze sembrano avere la meglio su di me e dopo l’ennesima sigaretta mi faccio forza ed inizio a prepararmi per uscire oltre queste quattro mura. Passo a salutare tutti i miei compagni di detenzione e mi avvio verso questa nuova avventura con il mio compagno di lavoro che purtroppo, sul più bello, sarà costretto a ritornare in sezione.
Il Magistrato di Sorveglianza non ha accettato la sua richiesta, mi dispiace amico mio, tieni duro sarà per la prossima volta. Questa perdita mi spiazza molto, doverlo lasciare, proprio sul più bello, è stata una sensazione bruttissima, davvero difficile da mandar giù, ma il mondo mi aspetta, quindi, dopo aver fatto tutte le varie procedure d’uscita, mi avvio da solo, verso l’ultimo cancello che mi separa dalla libertà.
La strada per arrivare sul posto di lavoro è semplice, quindi in meno di due ore, sono in zona Lingotto dove si tiene la fiera del Salone del Libro Internazionale. Esco indenne dalla confusione della metro e senza neanche accorgermene, mi trovo in mezzo ad una folla di persone, in fila alle biglietterie, mi prende il panico, non so bene cosa fare, quindi, decido di mettermi un attimo in disparte per riorganizzare le idee. Bene, rintraccio qualcuno della mia cooperativa, per farmi venire a prendere, mi metto in fila all’ingresso per gli espositori e dopo un’estenuante coda, sotto il Sole cocente, arrivo all’entrata sudato e parecchio scombussolato. In men che non si dica una mia collega di lavoro, si precipita preoccupata in mio soccorso e quando la vedo apparire da lontano, e quasi come se avessi visto l’apparizione della Madonna, mi da il pass e ci avviamo verso il padiglione dove si trova il nostro stand. Mi sento già parecchio in difficoltà e tutte quelle migliaia di persone, non mi sono certo d’aiuto. Il posto è grandissimo e ogni stand ha messo in buon ordine centinaia di libri di ogni genere e ogni autore che cerco di decifrare con difficoltà. Faccio fatica ad orientarmi e soprattutto ad abituarmi alla confusione, ed andrà così per quasi tutto il resto della giornata, i colleghi non colmano la solitudine, in un mondo a me totalmente sconosciuto, quindi cerco di rilassarmi per quanto mi riesce in una situazione del genere e mi concentro sul lavoro da svolgere. La tensione cala e vado in pausa pranzo guardandomi in giro come un alieno appena sbarcato sulla Terra, decido di mangiarmi un pezzo di pizza, anche perché non ho il coraggio di allontanarmi di più per la paura di perdermi. Fuori c’è una bella giornata di Sole, mi siedo all’aperto a bermi un caffè guardandomi intorno con curiosità e incredulità, non mi ricordo più quando ho visto così tanta gente tutta insieme. Ci sono un sacco di bambini tutto intorno a me che ridono urlano e corrono per ogni dove e mi sento proprio come un pesce fuor d’acqua, per mia fortuna, ho con me il telefonino, e seppur antiquato è utile: chiamo le persone a me più care e finalmente così facendo mi sento un po’ a mio agio. Ritorno allo stand e le cose sembrano andare decisamente meglio, ma l’impatto e le modalità di questa giornata, sembrano davvero essere troppo, anche per le mie spalle larghe e forti, quindi fatte le cinque, mi precipito verso la metro, con un unico obbiettivo, tornarmene al più presto dentro quelle quattro mura tanto odiate che adesso però mi sembrano un’oasi di vera pace e tranquillità in cui tornarmene al più presto.

Gli altri giorni per mia fortuna, sono andati decisamente meglio, con il passar del tempo sono riuscito a raggiungere un parziale anche se precario equilibrio con me stesso, cercando di svolgere al meglio il mio lavoro e dopo una diffidenza iniziale, mi sono ricreduto capendo che lavorare in pubblico, non mi dispiace affatto, quindi ho aperto un’ulteriore nuova e impensata possibilità, alle mie future mansioni lavorative.

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Letter@21 N° 10 - Novembre 2018

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