Sovraffollamento in ascesa, con 64.436 persone detenute al 30.04.2026 a fronte di una capienza di 46.318 posti disponibili, il tasso di affollamento si attesta ad un valore del 139.1%, ma in oltre 70 istituti supera la soglia del 150% e in 8 il 200%. Sono 24 i suicidi dal 1° gennaio, mentre sono stati almeno 82 nei dodici mesi del 2025, anno nel quale si sono registrati 254 decessi complessivi, una delle maggiori cifre da decenni. Anche gli atti di autolesionismo, nello stesso periodo hanno raggiunto soglie critiche: 2.000 ogni 10.000 detenuti. Numeri sintomatici della tensione che caratterizza gli spazi detentivi italiani, tra cui le aggressioni e i conflitti tra stessi detenuti aumentati del 73% dal 2021 al 2025.
E se da tempo il disagio psichico vene evidenziato da più parti come una delle maggiori criticità, il rapporto è una delle poche voci in cui provare a reperire dati, seppur parziali, in quanto dati aggregati, dopo il passaggio della sanità penitenziaria dal Ministero della Giustizia al Servizio Sanitario Nazionale e alle singole Regioni del 2008, risultano difficilmente reperibili. Una fotografia, che attraverso le 102 visite dell’Osservatorio di Antigone negli istituti penitenziari, racconta di una popolazione carceraria dove il consumo stabile di stabilizzatori dell’umore, antipsicotici e antidepressivi coinvolge il 21.1% del totale, ed il 46,5% quello di farmaci sedativi o ipnotici.
Aumentano le pene e le durate medie delle condanne inferte, ma non i reati, e di converso rallenta il sistema delle misure alternative alla detenzione, diminuite di circa 1.500 prese in carico da parte degli uffici di UIEPE tra il 2024 e il 2025, al pari della detenzione domiciliare ridotta di oltre 700 assegnazioni. Pene più lunghe, misure alternative in calo, introduzione di nuovi reati e aggravanti e una popolazione carceraria composta per circa la sua metà da persone con meno di tre o di un anno dalla decorrenza della condanna, e quindi nei termini per accedere a modalità di restrizione differenti, parole chiave sulle quali meditare.
Il rapporto scende in profondità oltre i dati, esaminando gli spaccati reali della criminalità e le specifiche tipologie di reato, dei tassi di recidiva, della popolazione detenuta per provenienza ed estrazione sociale, posizione giuridica, mostrando una situazione stabile, e addirittura in calo in certe aree specifiche, in contrasto a certe narrazioni mediatiche.
Tra le molte informazioni e i vari capitoli, è presente anche un focus sullo stato dell’affettività e dell’attuazione delle sentenze della Corte costituzionale del gennaio 2024, che raccoglie discrepanze e differenze tra le pratiche nelle diverse – poche – regioni italiane ad essersi omologate al dettato, e ad aver integrato sinora questi spazi entro le loro cinte murarie.
A questo link è disponibile l’intero rapporto: “Tutto Chiuso”
Redazione
Ilustrazione di G. D'Ursi

