Martedì, 12 Dicembre 2017 15:56

La diversità del tempo in carcere e fuori

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Questo articolo lo possono leggere tutti, ma non tutti saranno in grado di capirlo.  Probabilmente solo quelle persone che hanno vissuto una vita detentiva, oppure chi in prigione vi entra da esterno, come gli operatori o gli assistenti volontari. Per tutti gli altri non rimane che il terreno dell’immaginazione.

La maggior parte dei detenuti negli istituti penitenziari non fa quasi nulla. Il tempo in carcere non passa mai, un giorno sembra una settimana, una settimana un mese e un mese un anno. Solo una piccola percentuale di detenuti lavora o studia all’interno, per tutti gli altri le giornate sono riempite dalla noia, e se si fuma è ancora peggio, una sigaretta dopo l’altra, aspettando che la giornata passi.
Per tantissimi anni sono stato anche io uno di loro, un detenuto annoiato, ma negli ultimi quattro anni della mia carcerazione le cose sono cambiate. Ho iniziato a studiare all’Università, poi ho iniziato a lavorare, così le giornate passavano più veloci all’interno dell’istituto.
Le cose per me sono cambiate in meglio, quando sono riuscito ad usufruire dell’articolo 21 esterno, potendo uscire all’esterno di mattina per lavorare e rientrare alla sera in carcere.
Le mie faccende quotidiane ora sono simili alle persone normali. Mi alzo alle sette di mattina, sistemo il letto, vado in bagno, mi lavo la faccia e mi faccio un bel caffè e alle otto esco dall’istituto.
Una volta fuori dal carcere prendo i mezzi prestabiliti dall’aria trattamentale e mi reco al lavoro. Ma siccome sono iscritto all’università, lavoro part-time la mattina perché di pomeriggio devo frequentare l’ateneo e studiare, fino alle cinque e mezza di pomeriggio. Dopo quell’ora, prendo di nuovo i mezzi per arrivare alle sette di sera in istituto. Una volta all’interno ho il tempo di fare una doccia e mangiare ed è già ora per dormire.
Da quando ho iniziato a uscire fuori, facendo tutte queste cose, la notte dormo come un agnellino, invece prima era diverso, la notte mi sembrava molto lunga.
Ora ogni giorno che passa mi sembra il primo, la carcerazione non si sente. L’unica cosa che mi fa ricordare che io sono detenuto, sono gli orari e i mezzi prestabiliti a cui devo attenermi.

R. L.

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Letter@21 N° 10 - Novembre 2018

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