13 Ottobre 2017

La clessidra della condanna

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Che tempo fa oggi? Questa domanda apparentemente semplice e banale, a noi detenuti suscita sempre un’infinità di emozioni diverse e contrastanti tra loro.

In carcere la cognizione del tempo, varia in base alla condanna inflitta. Nel senso che, quando hai una reclusione lunga da scontare (come la mia), non puoi più vivere la tua vita giorno per giorno (perché sarebbe puro autolesionismo), ma cerchi fin da subito, anche perché subentra in automatico un istinto di autodifesa, di dargli un valore e un peso diverso, rispetto ad altre persone private della libertà, che magari hanno condanne più brevi della tua, affinché i giorni diventino mesi e i mesi diventino anni, il più in fretta e rapidamente possibile. Fortunatamente la situazione cambia nel tempo, ovvero,  l’espediente di non utilizzare il tempo, vale in particolar modo, nella prima fase dell’espiazione della pena, perché una volta che sei diventato definitivo, ed hai scontato almeno metà della tua condanna, se tu lo vuoi e se il carcere te lo permette,  puoi iniziare ad utilizzare il tuo tempo in maniera utile e produttiva. Nelle carceri italiane, sono previste delle sezioni penali, adibite, appunto, alle persone definitive, dove il reinserimento e la riabilitazione, cercano di tendere, ad un trattamento distinto e separato da quello dei giudicabili, (cioè quelle persone che devono ancora fare il processo di primo grado e che visto i lunghissimi tempi della nostra giustizia, affollano le carceri). Queste sezioni, dovrebbero garantire al condannato in via definitiva una serie di attività quotidiane, quali, la scuola, il lavoro e corsi di formazione, opportunità tese a garantire e ridare senso e scopo alle giornate e al tempo dei reclusi che vogliono uscire dall’oscuro oblio del non far nulla.
Tutte queste utili ed essenziali attività, ci aiutano a ritrovare il giusto significato alla nostra esistenza, aiutandoci  a capire che, anche se si è toccato il fondo, in qualsiasi posto o posizione tu sia, se ci credi e hai la forza di rimetterti in gioco, si può sempre risalire per costruirsi e proiettarsi in un’altra vita, sicuramente meno dolorosa. Da questa mia lunga detenzione ho imparato nel tempo, che è inutile vivere il presente, rimuginando il passato, né tanto meno, pensare al futuro dimenticandosi il presente, la vita è fatta sia di giornate di sole che di giornate di pioggia ed è anche grazie alle giornate di pioggia, che quelle con il sole diventano sempre più belle, luminose e splendenti.

C. D. B.

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