Martedì, 22 Maggio 2018 12:39

Articolo 21 e carcere: L’attesa di una rinascita negata

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Da sempre l’attesa è un nemico che ti consuma, dipende da quello che attendi per esempio ci sono momenti in cui ti fa piacere aspettare di diventare padre, sei contento e non vedi l’ora di sentire il primo pianto della tua creatura che viene al mondo che aspettavi da sempre, oppure il giorno del matrimonio quando sei sopraffatto dalle emozioni per sentire quella  parola magica, SI, all’altare che hai atteso tutta la vita.

Queste due attese e emozioni sono uniche, io non le ho mai provate e spero di provarle in futuro, ma conosco l’attesa di diventare un uomo libero per cinque giorni. Possiamo paragonare questa attesa a una malattia brutta che viene curata per tornare a vivere da persona sana e rinata.
Si è vero qualcuno mi può dire, ma come fai a paragonare questi tipi di emozioni? Si può, una persona privata della libertà attende di rinascere, prima è come un bambino che comincia a vivere, non si rende conto di dove è e dove si trova, ma con il tempo l’attesa diventa consapevole. Queste emozioni non sono facili da esprimere e raccontare, ed è tutta un'altra cosa viverle di persona. Quando attendi questi momenti, ti rendi conto di quando ti distrugga l’attesa.
Un recluso è sempre in attesa di qualcosa da quando entra in istituto, ma i momenti più duri sono gli ultimi giorni e le ultime ore in cui si aspetta la risposta alla propria richiesta, momenti devastanti psicologicamente. Immaginate che dopo tutta questa attesa e emozioni uniche, ti venga negata la possibilità di rinascere ed essere felice all’ ultimo momento con una semplice parola NO.
Non credi a quello che senti,  ma speri ancora ci sia un errore e ti fai ripetere cento volte quello che non vuoi sentire, ma tu ancora speri che non sia così.
Sei stanco, stufo, amareggiato e deluso, ma trovi le forze di tornare all’inferno dove sei, rimanendo sempre in attesa di un'altra possibilità che sembra non arrivare mai.

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